Come vivere a Nazareth

Mentre prendo il caffè presso le Piccole Sorelle, dopo la messa, suona il campanello: è l’ammalata che viene a prendere le gocce che una Piccola Sorella le misura ogni mattina da anni. “Oggi suo figlio l’ha picchiata perché voleva dei soldi”, dice la Piccola Sorella rientrata dalla stanza attigua. Poi suona ancora il campanello: è l’uomo venuto a tagliare i grappoli dei datteri. Bisogna far presto prima che una pioggia li guasti. Poi è un susseguirsi di notizie della vita del quartiere. Lì, c’è un matrimonio. Là, una giovane donna è morta all’improvviso. In quella famiglia manca l’acqua. Ieri ho visto il piccolo di Samira. Ecc. ecc. ecc.

L’indomani alla messa ritrovo queste notizie trasformate in intercessione. Sì, perché esse sono le mamme e le sorelle e le figlie. Molti Touggourtini/e sono nati nelle loro mani e ora si sentono accompagnati.

E’ la vita di Gesù a Nazareth. Vedeva i bambini giocare, la vedova che piangeva l’unico figlio morto, la vecchietta che portava l’offerta alla sinagoga, l’uccellino che si nutriva sugli alberi, il frumento che cresceva in terra buona, l’uva promettente un vino buono.

E’ di questo che Gesù ha parlato nei suoi discorsi per far capire come è fatto il regno dei cieli. E’ Dio presente in  ogni avvenimento.

Dio ci vede nella vita di tutti i giorni che è la nostra Nazareth, compresi i segreti del cuore e ascolta ogni piccolo grido di gioia e di dolore. E noi siamo segni di lui.

Il dialogo è camminare insieme

Si può dialogare ognuno seduto sulla sua sedia, dirsi i propri valori e le proprie certezze e restare ognuno nelle proprie convinzioni. E’ già importante perché più si cresce nella conoscenza dell’altro e meglio si vivono il rispetto e la stima. Ma il dialogo va più in profondità. Giovanni Paolo II diceva : “Mi domando se non sia già urgente, soprattutto oggi, che cristiani e musulmani entrino in un periodo nuovo della storia, di riconoscere e sviluppare i legami spirituali che ci uniscono”. Il Papa parlava di ‘legami spirituali’. Infatti quando si toccano argomenti vitali, avviene un travaso di impressioni e di sentimenti che non lasciano insensibili la mente e il cuore. Quando una persona arriva a comunicare la sua gioia e le sue sofferenze, a volte fino a non trattenere espressioni forti e addirittura le lacrime, allora chi assiste vi si sente coinvolto.

Se si dialoga su argomenti come il dono di se all’Assoluto di Dio, la preghiera regolare, il digiuno, la condivisione, l’elemosina, la conversione del cuore, il ricordo continuo della Presenza, la fiducia nella Provvidenza, l’urgenza dell’ospitalità senza frontiere, il pellegrinaggio, compreso quello interiore, ecc, nascono nel cuore sorprese, emozioni e invito al confronto.

Incominciando un gruppo di dialogo e di preghiera insieme, cristiani e musulmani, col nome di Ribat (legame), qui in Algeria, i sufi alawi hanno voluto precisare: “Non vogliamo impegnarci con voi in una discussione dogmatica. Nel dogma e nella teologia ci sono molte barriere, prodotti dell’uomo. Noi desideriamo lasciare che Dio crei tra noi qualcosa di nuovo. Ciò avviene solo nella preghiera. E’ per questo che abbiamo voluto questo incontro di preghiera con voi”.

Il dialogo non è solo attività intellettuale, è esperienza di vita.

In preghiera, insieme, avviene un legame che fa sentire, pensare… e poi vivere un cammino insieme perché c’è sempre qualcosa da imparare e approfondire da qualsiasi persona e avvenimento. La conversione, il tendere verso il meglio, il più alto e il più vivo… è il cammino di tutta una vita. E… il più bello…, è lasciare che lo Spirito ci parli e crei il mondo nuovo.

La stola regalata

Ho saputo oggi che la stola regalatami per il mio 50° di Messa, le Piccole Sorelle l’avevano chiesta a un centro di artigianato che mantiene viva l’arte  tradizionale dei nomadi di queste regioni. Un tempo vi lavorava una Piccola Sorella e ora una donna di Touggourt continua a dare lavoro a tante donne della regione.  Al momento di pagare le donne hanno detto : “Non chiediamo niente. La stola è per la preghiera”.

Ora quando celebro porto su di me e dentro di me la fede la preghiera, il lavoro di tante povere donne che mantengono le loro famiglie con tanti sacrifici. Porto anche lo sforzo di una giovane, già notaio che vuole imparare il francese, della giovane che ormai parla italiano, dell’altra che … Donne meravigliose che mostrano un impegno migliore di alcuni maschietti che si scoraggiano in fretta.

Quando andate a messa portate anche voi all’altare tante donne Algerine che vogliono riuscire a formare un mondo aperto, onesto, fraterno.

Ma quello che mi commuove è il senso vivo di Dio, vissuto e rispettato. La stola è una cosa per Dio. La chiesa di Touggourt presso la quale abito è ora affidata a un’associazione, la “croce rossa” algerina. Durante i “tempi difficili” molte chiese sono state chiuse. Ma la gente non è contenta e quasi ci rimprovera di averla chiusa come luogo di preghiera. “No, quella è la casa di Dio e deve restare tale”. E quando la piccola croce era stata rimossa dalla cupola, la gente è stata contenta di rimetterla. Il saggio Abu Hayyan morto nel 1009 riporta questo detto su Gesù : “Gesù figlio di Maria ha detto – Sta nel mondo come un ospite e prenditi come casa il luogo della preghiera-“.

Non solo le cose ma anche le persone. Un amico, formato alla scuola dei Padri Bianchi, ha voluto che mantenessimo visibile una statua della Madonna che coprivamo per un certo rispetto a chi entrava da noi. “Quella è Lalla Myriam, la mamma di Isa (Gesù). Anche noi le vogliamo bene”. E poi un giorno parlando di noi, disse: “Voi siete preghiera, voi siete persone di Dio”.

A Betlemme a imparare l’alfabeto di Dio

Il mistico musulmano Al-Suyuti, morto nel 1505, ci racconta: Si narra di Gesù figlio di Maria che, quando sua madre lo affidò alla scuola perché venisse istruito, il maestro gli disse: “Scrivi: – Nel nome (bism) di Dio – “. Gesù gli disse : “Che cosa vuol dire – nel nome – ? “   Il maestro rispose : “Non lo so”. Gesù disse: “La lettera ba significa splendore di Dio; sin la sua sublimità; mim, il suo regno” E continuò l’alfabeto dicendo alcuni nomi di Dio: misericordioso, clemente, onnisciente, verace, ecc.

E’ interessante osservare in questo scritto e in molti altri – vedi ad esempio il libro I detti islamici di Gesù, a cura di Sabino Chialà – il volto di Gesù come è ricordato da alcuni saggi musulmani. Qui prevale quello del profeta e del sapiente, il maestro sulla montagna. Un altro aspetto che appare in altri scritti è quello dell’asceta e del taumaturgo.

A volte anche nella conversazione semplice con gli amici musulmani, il nome di Isa ( Gesù ) e di Myriam ( Maria ) sono riportati con stima e affetto, segno che sono ancora vivi nella memoria e nel cuore.

E’ questo un punto di speranza verso una reciproca comprensione tra Cristianesimo e Islam. Gesù ci aiuterà a capirci. Perché è uno dei profeti dell’Islam che parla ancora, anche ai credenti dell’Islam.

Per noi cristiani, Gesù, il figlio unigenito di Dio, non ci ha solo parlato di Dio ma ce lo ha fatto vedere e sentire. Lui, Gesù, il misericordioso, il clemente, l’onnisciente, il verace. Non solo dice l’alfabeto di Dio ma è lui l’alfabeto del Padre, è in lui che capiamo Dio. La prima lettera e parola dell’alfabeto cristiano è Betlemme dove Gesù ha cominciato a salvare il mondo con la sola forza dell’amore.

Cari amici,  quanto vorrei che tutti insieme, cristiani e non cristiani, riandassimo a Betlemme a guardare in faccia a quel bambino. Ci insegnerebbe ancora l’alfabeto di Dio.

A causa di quel bambino

Quello che ho vissuto in questi giorni è indescrivibile.
La Piccola Sorella Jeanne arriva a Touggourt. Tahart va a riceverla all’aereoporto. Gioia inaspettata, la stessa amicizia, la stessa fedeltà.
Alla preghiera del mattino Jeanne dice : “Preghiamo per quelli che hanno fondato con noi la fraternità”. Gioia di essere insieme, tra persone di religione diversa. Gioia del Regno.
Jeanne è la piccola sorella che ha assunto la direzione della congregazione, mentre la fondatrice, Maddalena continuava a girare il mondo per fondare nuove fraternità, naturalmente in accordo con Jeanne e spesso accompagnata da lei. Averla qui a Touggourt a celebrare i 70 anni della fondazione della fraternità di Touggourt, è rivivere i tempi degli inizi. Le fanno corona una ventina di Piccole Sorelle venute dalle fraternità dell’Algeria.

Tahart è uno dei due fratelli che hanno accolto Maddalena. Ha 88 anni. Li porta bene. Durante il pranzo mi dice:“L’amicizia che abbiamo condiviso è un’amicizia divina. E’ Dio che ha voluto tutto quello che abbiamo vissuto insieme”. Lo tempestavo di domande mentre era al mio fianco. L’ho visto poi, ritirarsi col suo tappetino per fare la sua preghiera da buon musulmano. Assieme a lui, a pranzo c’era un figlio, qualche nipote e marito delle sue figlie. Tutti i membri delle famiglie dei due fratelli, primi collaboratori della Maddalena, vivono le vicende della fraternità come membri di famiglia. Molti sono nati nelle mani della piccola sorella Jeanne André quando faceva l’ostetrica. Circa 10.000 tougourtini sono nati presso le Piccole Sorelle e quando mi incontrano si presentano come i loro figli.
Maddalena chiedeva consiglio agli amici nomadi quando preparava i testi di fondazione della Congregazione. Li ascoltava e li trovava di una grande saggezza e profondità. Una fraternità fondata assieme a dei musulmani.

Ma di ufficiale non c’è niente, questa comunione esiste solo nei cuori. Questa dura da settant’anni. E i due fratelli, uno dei quali è morto qualche anno fa, continuano ad andare spesso tra quelle mura, le stesse di 70 anni fa, tirandosi dietro ormai un esercito di figli, nipoti e pronipoti e amici che dicono e me l’hanno ripetuto: “Siamo cresciuti qui. Questa è casa nostra”. Durante gli anni difficili, creavano passaggi nascosti, passavano nottate intere a vegliare sulle Piccole Sorelle perché non fossero toccate. La visita della Piccola Sorella Jeanne ha riacceso questo affetto e questa gioia. Anch’io, se sono accettato a Touggourt e voluto bene, posso testimoniare che è grazie a questa amicizia, ed ora tocca anche a me continuarla.
Gioia di vivere insieme, cristiani e musulmani, uniti come dicono, da Dio.

La Messa è presieduta dall’arcivescovo di Algeri e concelebrata dal vescovo di Gardaia e da alcuni di noi, “preti disoccupati” come qualcuno in Italia ci ha definito. La p.s. Jeanne ha messo nelle mani della sorella più giovane la statua del piccolo Gesù Bambino che la Maddalena aveva trovato tra i rifiuti, riparato, e messo accanto alla cappella per custodire la fraternità.  È a causa di quel bambino da niente, che loro, sorelle da niente, mantengono rapporti di vera amicizia con tutti. E tutti ci stanno, perché tutti hanno bisogno di sentirsi amati e di volersi bene.

Cari amici, gradite i miei migliori auguri. A Natale vi sentirò vicino, mentre celebrerò solo con le Piccole Sorelle. Per ora, gli amici si accontentano di sapere che noi preghiamo il nostro piccolo Gesù e ci rispettano, come noi li rispettiamo. Questo rispetto sincero e affettuoso ci mantiene fratelli e non è poco.