Auguri dalla Tunisia

Carissimi, gli auguri di Santa Settimana e Santa Pasqua ve li mando con lo scritto ricevuto dal deserto della Tunisia dove vive Ibrahim, l’unico cristiano arabo di quella zona. Potete trovare nell’articolo Come Margherite nel deserto nella rivista Mondo e Missione proprio di questo mese di aprile. Riprende l’intervista che gli avevo fatto quando lo incontrai e celebrammo l’Eucaristia nella sua casa. Padre Anand gli sta vicino e mi dice che la sua situazione è grave. Vi invito a sentirci uniti con lui e i nostri missionari in preghiera.

«Caro padre Silvano. Siamo in tempi difficili che l’umanità vive e che feriscono il nostro cuore. La vita è fatta di tappe che dobbiamo attraversare con dolore, tristezza ma anche gioia nella speranza. Tutti i mondi sono UNO. Possa ogni piccola speranza nel profondo dei cuori diventare Amore, Pace e Fraternità. Buona Pasqua Settimana Santa nella gioia, nella felicità e nella pace, di cui rimango con voi nella comunione e nei pensieri. Come dice Teresa di Lisieux, dietro le nuvole apparirà il sole. Sono malato di cancro alla testa del pancreas con molta sofferenza, conto sul vostro sostegno nelle vostre preghiere. Con i miei più sinceri saluti e pensieri. Fraternamente. Ibrahim».

Treviso: per chi suona la campana?

Rientrato dalla Tunisia, ora risiedo nella casa del Pime di Treviso accanto alla Chiesa Votiva di Maria Ausiliatrice in Via Venier 32, fino al prossimo invito a ripartire. Non ridete, il missionario che ha salute è bene che tenga la valigia sempre pronta. La Madonna continua a camminare con noi, Maria Immacolata della casa apostolica di Piazza Rinaldi e Maria Ausiliatrice della nuova sede.

Ora, noi missionari Pime del Triveneto celebriamo i cento anni di vita missionaria incominciata nel 1922 per iniziativa di padre Gaetano Filippin e del vescovo Andrea Giacinto Longhin. La nuova Casa Apostolica per le Missoni Estere, sentiva e trasmetteva che il Vangelo non è rinchiuso in un recinto. Oggi contiamo 150 missionari partiti dal Triveneto.

Vi invitiamo subito a mettere in agenda questa data: 18 giugno 2022, ora 9, celebrazione del centenario nella Chiesa Votiva. Presiederà Mons. Michele Tomasi, vescovo di Treviso e concelebreranno padre Ferruccio Brambillasca, superiore generale del Pime, i vescovi Bonivento e Pasqualotto del Pime e mons. Alberto Bottari, missionario fidei donum ad Ambam (Camerun).

Celebrare non è solo ricordare ma risentire, riaccendere, riprendere il cammino missionario vissuto insieme a Treviso e nel Triveneto.

Il giorno di Pasqua del 1928, mons Longhin disse: «Tre cose mi stanno sommamente a cuore: il Seminario diocesano, il Seminario dell’Immacolata e il Collegio Pio X».

Ce lo ha affermato ancora mons. Antonio Mistrorigo, vescovo di Treviso, nel discorso d’inaugurazione del nuovo seminario di Preganziol il 29 giugno 1967. Diceva: «Oggi è la festa della diocesi intera, oltre che dei missionari del Pime. Noi non saremo cattolici se non saremo missionari. Lo spirito missionario è il termometro infallibile della nostra vita cristiana. Il Signore benedica di più, oggi, per questo, tanto la diocesi che i missionari, che cercano assieme, con buona volontà, un modo nuovo di servire la Chiesa e l’umanità, un modo nuovo per sommare, per moltiplicare le forze, affinché non restino divise (…)».

Il vescovo di Treviso Michele Tomasi scrive nella recente lettera pastorale: «Stiamo vivendo insieme forme sempre nuove della nostra fede, tra battute d’arresto e ripartenze». E conclude: «Camminiamo saldi nella speranza, gustare il nostro stare insieme per camminare insieme».

Per chi suona la campanella del centenario? Quando Ernest Hemingway scriveva il suo romanzo Per chi suona la campana”, si riferiva al famoso sermone di John Donne che diceva che nessun uomo è un’isola e cioè non può considerarsi indipendente dal resto dell’umanità e concludeva: «Non chiedere mai per chi suoni la campana. Essa suona per te».  Amici, siete tutti invitati!

Vita missionaria in Tunisia

Terminati i tre mesi in Tunisia con i confratelli fatel Marco e padre Anand, sto pensando ad alcune note di vita missionaria vissute in una situazione in via di sviluppo, dato che siamo ancora agli inizi.

Essendo stato per dieci anni in Algeria a Toggourt, cittadina-oasi del Sud e nel vero deserto, mi son trovato in Tunisia ad osservare, ascoltare le novità che vedevo, ma anche a ridare un senso a ciò che è importante, essenziale. A Tozeur, in un semplice appartamento in zona periferica e silenziosa con poco movimento di macchine e di persone, la vita è tranquilla e i momenti di comunità erano veri momenti di comunità, quelli della preghiera di vera preghiera. Vi si dedica il tempo necessario, si orna l’ambiente con piccole luci e fiori, la liturgia, ben preparata da padre Anand e fedele alle norme, tutto ti fa sentire che sei Chiesa in preghiera e sei in comunione con tutta la Chiesa. Preghiera non solo come adempienza di un dovere, ma momento di vita. Nell’incontro con Dio, la persona in relazione cresce negli elementi che formano umanità e spiritualità, libera e disposta a incontrare e a vedere come desidera Dio, a vivere umile e povera come lo è stato Gesù.

Questo della preghiera è il primo obiettivo da vivere sia come elemento di base di vita missionaria sia come elemento di relazione con ogni persona nel suo profondo religioso.

La gente la incontri al mercato, negli uffici della polizia o dove si pagano le tasse, dove si domandano biglietti d’ingresso o i permessi necessari. Si vivono incontri con persone residenti a Tozeur o nei dintorni, per motivi di lavoro o missionari o persone che operano nei servizi diocesani a Tunisi. Ormai le relazioni all’interno del Paese sono molteplici e la nostra presenza è conosciuta, rispettata e apprezzata.

L’incontro e l’accoglienza consolidano contatti di amicizia e di unità in un Paese già aperto e sensibile alle relazioni umane. Incontrare e mettersi in relazione di convivenza e dialogo è il secondo aspetto vitale della missione.

Nostra caratteristica del Pime è lo studio della lingua e della cultura del popolo col quale si vive. Ogni età lo permette, anche se con qualche fatica. Corsi di arabo in casa col computer e fuori casa. Si resta lontani se non si riesce a entrare nella logica e nelle espressioni della lingua e se non si fa sentire che si fa parte, si diventa membri della stessa famiglia e società.

Fedeli ai gusti culinari dei nostri Paesi di origine, ma coi prodotti che si trovano, per curare una buona salute, si sa anche apprezzare le specialità del luogo e non avendo personale di servizio e dovendo anche lavorare in cucina, si può approfittare per entrare nei ristoranti vicini e passare qualche ora con persone amiche o di passaggio. Il conto è modesto. Mons. Tessier diceva che si ama l’Algeria anche con la sua cucina.

Dal punto di vista turistico la zona è eccezionale: montagne, deserto, laghi di sale, palmeti, chilometrici di datteri… Il cuore è aperto a lodare il Signore per le sue meraviglie. Aria pulita, sole cocente, dromedari, capre, pecore e uccelli che arrivano al davanzale vicino alla cucina, per fischiettare attendendo i doni di fratel Marco che risponde a sua volta fischiettando lui, contento che «si è missionari laddove i superiori inviano senza se e senza ma, e soprattutto senza nostalgie». L’amore della natura fa gioire, sorridere e contemplare.

La Tunisia è ricca di resti archeologici, punici, romani, bizantini, arabi e cristiani. Quando il turismo ritornerà, è da augurarsi che si trasformi in pellegrinaggi di vario interesse culturale e religioso, per risentire i valori che quelle pietre e quei luoghi ricordano. I cristiani pregheranno, sentendo vicini i martiri e i santi. I pellegrinaggi potranno impegnare anche i missionari quando saranno ben organizzati, ma lasciandoli anche liberi di svolgere il loro servizio.
 

 

 

 

Cartagine

Il 24 febbraio, arrivo a Cartagine.  Fondata nel IX secolo a.C. sulle sponde dell’odierno Golfo di Tunisi come scalo commerciale fenicio, Cartagine crebbe rapidamente in popolazione ed importanza fino a rendersi infine indipendente dalla madrepatria, e giungendo ad esercitare notevole influenza e controllo sul Mediterraneo occidentale e sul mar Tirreno. A partire dal III secolo a.C. si pose in contrasto con Roma, che le disputava il controllo sulla Sicilia, il dominio dei mari e che in generale vedeva nella città punica una minaccia per la sua crescente egemonia e per la sua stessa sopravvivenza. Divenne la seconda Roma. Nel 698 d.C., fu occupata dagli Omayyadi, che di fatto la spopolarono lasciando al suo posto solo un presidio militare, mettendo così fine alla sua storia. I suoi resti archeologici si trovano oggi all’interno del territorio della moderna Cartagine, città tunisina situata a 16 chilometri a nord-est. Visitarla è interessante e commovente soprattutto per chi è appassionato di storia. Maestosa sulla sommità della collina di Byrsa, la cattedrale cattolica costruita su un grande tempio romano, ora non più adibita al culto, ma utilizzata come sala da concerto …Vi rivedi dappertutto resti della grande città, anche i segni del grande incendio, delenda cartago, voluto da Scipione Emiliano. Ville romane, e luoghi di culto, divertimento, sport, cultura come il Ginnasio, la Biblioteca… Ho dedicato il tempo che avevo, per visitare l’anfiteatro, scendere nei luoghi degli animali feroci e dei gladiatori e pregare nella cappella dedicata ai martiri. Poi il momento più intenso è stato avvicinarmi alla spiaggia e osservare dove Sant’Agostino prese la nave per partire per l’Italia e il luogo dove Monica, la madre di tante lacrime, rimase la notte a pregare.

L’anfiteatro

Celebrato come uno dei più maestosi del mondo romano, l’anfiteatro di Cartagine venne costruito fin dalla fondazione della colonia romana, famoso fino ai confini dell’impero per le corse dei cavalli e i combattimenti di belve e gladiatori, e si tramanda che divenne luogo di martirio per migliaia di cristiani. Poteva contenere circa 36.000 spettatori. L’anfiteatro venne proibito e chiuso, non tanto per la effettiva crudeltà dei suoi spettacoli, quanto per la peccaminosità del divertimento. Agostino dichiara che fu la lussuria a spingere l’edificazione dei luoghi di spettacolo, tanto è vero che prima degli anfiteatri vennero chiusi i teatri, considerati luoghi demoniaci.

Nel centro dell’arena, fu innalzata una cappella dai Padri Bianchi con una colonna (in realtà bizantina) in memoria delle martiri Perpetua e Felicita gettate in pasto alle belve in quest’anfiteatro per essersi rifiutate di rinunciare alla fede cristiana.

In preghiera, ricordando non solo i martiri cristiani, ma anche quanti vi hanno sofferto, ho espresso il desiderio che quei luoghi facciano vivere ai residenti di Cartagine e ai pellegrini di tutto il mondo, momenti di storia, cultura, fede, fraternità e si ritorni tutti a pregare il Signore col cuore libero e gioioso.

 

Visita a Sbeitla sulle orme dei primi cristiani

Ieri, 23 febbraio 2022, ho lasciato Tozeur verso Tunisi per ritornare in Italia. Lungo la strada, mi son fermato a Sbeitla (Sufetula) e visitato il sito archeologico dove si trovano le rovine della città romana e conservati i resti di importanti monumenti pubblici. Ho voluto dedicare del tempo e pregare, osservando due luoghi: i resti della chiesa dei Santi Gervasio, Protasio e il Battistero di Sbeitla.

Visitando la chiesa, mi ha sorpreso il ricordo de santi Gervasio e Protaso perché a Milano, noi del Pime siamo vicini alla parrocchia a loro dedicata. Noto allora il legame che la Chiesa di Tunisia del V-VI secolo d.C. teneva ancora vivo coi martiri e questo dimostra che tale ricordo era vissuto per secoli dalle Chiese e ritenuto nota vitale importante. Paolino di MIlano, segretario e biografo di Ambrogio, narrava che i due corpi furono riconosciuti grazie a una rivelazione che ebbe lo stesso Ambrogio.

Il Fonte battesimale del V-VI secolo d.C. a fianco di una basilica. Prima di questa epoca, intorno al 200, i cristiani celebravano il battesimo all’interno di alcune case scelte e adibite al culto. All’interno di queste domus ecclesiae uno spazio veniva riservato alla celebrazione del battesimo con la costruzione di una vasca, dove l’acqua doveva continuare a scorrere per perpetuare la memoria del Giordano. Osservando ora la vasca del battistero, capisci il suo significato simbolico del battesimo. Orientato lungo l’asse est-ovest come le basiliche. I tre scalini indicano i tre giorni che Gesù trascorse nel sepolcro (la vasca indica infatti anche la tomba). Il catecumeno entrava da Occidente (il mondo delle tenebre) e saliva a Oriente.  Testimonianza del rito battesimale per immersione totale praticato agli adulti, segno della conversione al cristianesimo. Dopo i primissimi secoli, il battistero era costruito a fianco di una basilica o cattedrale come quello di Sbeitla.

Splendida Tunisia con i suoi meravigliosi siti archeologici che mantengono elementi ancora vivi di storia, di cultura, di fede cristiana.

 

Tunisia terra di pace e convivenza tra le fedi

«La Tunisia è una terra di pace e convivenza tra le religioni, con l’auspicio che il resto del mondo possa seguire il suo esempio». Lo hanno detto il rabbino capo di Tunisi, Haim Bittan, e l’arcivescovo di Tunisi, Ilario Antoniazzi, al Museo del Bardo durante una giornata di studi organizzata dal ministero tunisino degli Affari religiosi dal tema “Religioni, simbolo della coesistenza e battaglia contro l’estremismo” nell’ottobre del 2020. I lavori, che hanno interessato anche imam e vari esperti religiosi hanno toccato molte altre questioni come ‘pluralismo e libertà religiosa: realtà e legislazione’, ‘diritto al pluralismo e al diritto di essere diversi’, ‘ruolo dei media, imam e persone religiose nella diffusione una cultura e diversità plurale’ e ‘religione e consapevolezza’. Nell’occasione, il rabbino capo di Tunisi ha detto di essere pienamente soddisfatto di vivere in un Paese in cui le religioni coesistono in un clima di tolleranza e fraternità. Bittan ha giustificato l’assenza di ebrei dalla scena politica e culturale, con l’esiguo numero di ebrei presenti in Tunisia, al massimo 1.500 persone, la maggior parte delle quali all’isola di Djerba. L’arcivescovo di Tunisi ha dichiarato di essere grato per lo spirito prevalente in Tunisia e incoraggiato la coesistenza tra le religioni, sottolineando che i cristiani in Tunisia riconoscono il rispetto che governo e popolazione nutrono nei confronti dei cristiani e della loro religione.

Il ministro tunisino degli Affari religiosi, Ahmed Adhoum, ha dichiarato che l’organizzazione di questa giornata di studio rientra nella strategia del governo nella lotta al terrorismo e all’estremismo. “Sebbene i musulmani rappresentino la grandissima maggioranza della popolazione in Tunisia, questo non impedisce al ministero degli Affari religiosi di proteggere le altre confessioni religiose in Tunisia, come quella cristiana e ebraica, come recita la Costituzione”, ha dichiarato Ahmed Adhoum. (ANSAmed, TUNISI, 27 OTT, 2020).

Marius Garau: La rosa dell’imam

Marius Garau, prete di origine sarda, ma nato in Tunisia Infermiere, forgiato dalle radici mediterranee di una povera e semplice famiglia italiana. Parlava perfettamente la lingua del paese che gli ha permesso di essere di “questo” popolo, uomo di ascolto, in umiltà.  Ha saputo vivere una grande storia di fratellanza con l’Imam della grande moschea di Gafsa che lo considerava un vero fratello.

Si Alì Mehrez, imam della grande moschea di Gafsa: sono questi, stavolta, i protagonisti delle nostre pagine, sui quali ci soffermiamo prendendo lo spunto dal piccolo testo cui è stato affidato il loro vibrante incontro spirituale , avvenuto nel sud della Tunisia. Marius, nato in terra musulmana, si trovò subito immerso in un contesto pluralista con la specificità della propria fede, già a partire  dalla frequentazione delle scuole elementari ; Si Alì, invece , «tanto modesto quanto profondo», nel1961 fu scelto a diventare imam a Gafsa fino al giorno della sua morte (avvenuta il 25 maggio 1978) per la competenza teologica, la rettitudine morale e il rispetto di cui era circondato. Per entrambi la frequentazione reciproca portò a constatare che «non è solamente alla tolleranza che noi siamo invitati, ma a riconoscere nell’ altro i tratti di un fratello in umanità, un fratello amato da Dio, avviato ad un destino meraviglioso nella gioia di Dio che non conosce declino»

Alcuni tratti

«Si possono scambiare parole che non avranno mai un seguito, ma può anche essere il preludio di una bella sinfonia, quella dell’Amicizia e dell’amore» (19). «Durante gli anni abbiamo condiviso ciò che ci stava maggiormente a cuore: cose della vita o che erano oggetto dei nostri sermoni alla comunità musulmana o alla comunità cristiana. Ci sentivamo entrambi investiti di una missione analoga che ci sovrastava e ci animava: testimoniare il Dio Vivente e la sua passione per l’uomo» (2 0). «Nelle sue parole scoprivo la gioia del servitore della Parola che presta la sua voce a Dio per la gioia di tutto il popolo» (42). E Si Alì aggiungeva che: «il prete e l’imam debbono avere amore per la verità, per la giustizia e il coraggio di proclamarle» (38).

La rosa

A proposito: il titolo del libro (La rosa dell’imam) rimanda ad una rosa bianca presentata a Marius dalla figlia di Si Alì, la diciassettenne Najjia, mentre il padre spiegava: «Questa rosa donala al nostro amico, perché ha un grande valore, è più bella del diamante, vale più di un cumulo d’oro … è il segno della nostra amicizia spirituale, poiché la carne, la
materia non sono niente, è lo spirito che conta e che vivifica tutte le cose» (23). Comprendiamo allora anche le parole di Marius, che bene si prestano a concludere queste pagine: «Lode a te, Signore, che mi hai fatto incontrare questo figlio di Abramo al margine del deserto» (26). (Giuliano Zatti  Il dialogo n.22)

Il libro

La rosa dell’imam. L’incontro spirituale fra un cristiano e un musulmano (EMI, Bologna, 1997)

L’originale edizione francese era apparsa a Parigi nel 1983. La prima parte del libro è il racconto di una amicizia condivisa, mentre la seconda parte propone spunti di spiritualità e di teologia che l’autore recupera a partire dal proprio vissuto. I numeri indicati nell’articolo si rifanno alle pagine citate.

 

Flash della  Diocesi di Tunisi

Uomini e donne « in cammino » col Sinodo

L’arcivescovo Mons. Ilario Antoniazzi scrive: «Noi che viviamo in Tunisia, anche se siamo piccole comunità ecclesiali, non abbiamo paura di aprire il nostro cuore al mondo. Saremo vivi non per un grande numero di fedeli, ma semplicemente se non abbiamo paura di annunciare l’amore di Dio e la fraternità condivisa e vissuta con fatica, forse, ma convinti che “Là dove due o tre sono uniti nel mio nome, io sono tra loro”».

Esercizi spirituali

Sono la settimana per eccellenza dove noi preti e fratelli della diocesi ci incontriamo per pregare in silenzio e rivitalizziamo la nostra vita spirituale al servizio della Chiesa e della Tunisia. Quest’anno ho avuto la grazia di predicarli ai miei fratelli nel sacerdozio. Eravamo 27 riuniti nel monastero Charles de Foucauld a La Marsa dal 24 al 30 ottobre. Il tema era “Il desiderio di Dio” alla luce dei Salmi, la preghiera del Popolo di Dio da 3.000 anni. (P. Anand Talluri, Pime)

Tunisia e cristianesimo antico

Padre Silvio Moreno, ive, ha pubblicato il libro Tunisia e Cristianesimo antico che il professore Umberto Pappalardo definisce testo-guida della Tunisia dei primi secoli della Chiesa. L’autore è convinto che scoprire la Tunisia cristiana, alla luce della sua storia, confermata dall’archeologia, è compiere uno sforzo di memoria sul passato per ritrovare le sue radici e mettere in evidenza la sua storia per meglio preparare e vivere l’avvenire. Il turismo culturale ha bisogno di queste pagine che illustrano un passato cristiano ricco ma spesso ignorato.

 

Tunisia, terra di martiri e di santi

Santa Perpetua e Santa Felicita

Il 7 marzo del 203 a Cartagine vengono martirizzate Santa Perpetua e Santa Felicita insieme ai loro compagni: Revocatus, Saturninus, Secundulus, Saturus, Iocundus, Artaxius, Quintus… Le due sante continuano a essere menzionate nella Prima Preghiera Eucaristica (Canone Romano).

San Cipriano

San Cipriano non è solo il martire del III secolo più celebre d’Africa, ma anche «una delle più belle figure di vescovo della storia del cristianesimo». Si convertì al cristianesimo verso il 249, a 35 anni: vendette tutti i suoi beni e distribuì i proventi ai poveri. Subito dopo il battesimo fu vescovo di Cartagine dal 249 al 258. L’inizio
del suo episcopato fu caratterizzato dalle persecuzioni. L’editto di Decio del 250 proibiva il culto cristiano. Si nascose fino a marzo del 251, non per vigliaccheria, ma per poter meglio dirigere la sua Chiesa in difficoltà. Questa scelta fu contestata, soprattutto da chi si era opposto al suo episcopato. La cosa arrivò anche al papa, e San Cipriano si giustificò davanti a papa Cornelio trasferendogli un duplicato delle lettere pastorali con le quali aveva mantenuto i rapporti con la sua Chiesa durante questo periodo di “clandestinità”. Il 30 agosto 257 San Cipriano è chiamato davanti al Proconsole Paternus che gli chiede di professare la religione romana. Lui si rifiuta e per questo è imprigionato e ucciso.

 

Dove siamo… è il Pime

Dal 19 al 23 gennaio 2022 si è tenuta online l’assemblea dei membri del Pime presenti nel Maghreb. Risiedono ad Algeri e Touggourt (Algeria), e Tozeur (Tunisia). Uno è a Roma studente al Pisai. Da Milano presiedeva il consigliere generale e responsabile della delegazione Maghreb. Padri e fratelli provengono da Camerun, Costa d’Avorio, India e Italia.

Il programma prevedeva una verifica del percorso fatto e, alla luce di alcuni recenti fatti accaduti nelle rispettive missioni, riflettere su come essere sempre più fedeli al Vangelo nella vita di tutti giorni in questo contesto musulmano.

Io ho partecipato come uditore, trovandomi a Tozeur come compagno di viaggio per tre mesi. È la mia prima volta che assisto a un’assemblea via etere e approfitto per mettere in Cartolina le mie impressioni. Anzitutto mi compiaccio e mi sono sentito anche coinvolto in questo incontro di missionari che sentono l’utilità di ascoltarsi e condividere la loro vita missionaria. La seria preparazione e l’efficiente organizzazione hanno mostrato la capacità di far fronte alla necessità, durante la pandemia, di mettere vicine, insieme, persone geograficamente distanti e diverse. Il Pime vive così la missione dentro la comunione e la bellezza dell’internazionalità e dell’interculturalità, oltre alla diversità di età e formazione dei suoi membri.

Riconosco che il dialogo era franco, permetteva di sentire un clima di famiglia e di amicizia, relazionandosi anche con la Direzione Generale. Ciò faceva sentire che non si è isolati, indipendenti. Dove siamo, non siamo solo singoli individui, ma rappresentiamo il Pime.

Dopo la recente visita in Tunisia del superiore generale padre Ferruccio Brambillasca e di fratel Massimo Cattaneo che hanno incontrato l’arcivescovo di Tunisi, mons. Ilario Antoniazzi, e responsabili di vari organismi, si sono visti in modo più chiaro la presenza e il cammino del Pime in questo Paese.

L’assemblea ha fatto risentire come il Santo Giovanni Paolo II ha visto la Chiesa del Maghreb – «Essere cristiani, non è fare numero, è fare segno»e si è affidata al vento dello Spirito con questa preghiera: «Spirito Santo, che abiliti alla missione, donaci di riconoscere che, anche nel nostro tempo, tante persone sono in ricerca della verità sulla loro esistenza e sul mondo. Rendici collaboratori della loro gioia con l’annuncio del Vangelo di Gesù Cristo, chicco del frumento di Dio, che rende buono il terreno della vita e assicura l’abbondanza del raccolto. Amen».