Tozeur, 14 dicembre, visito la sua tomba. Un edificio ben curato con corridoi attorno alla tomba che diventano una mostra con foto e documenti del poeta. I giovani frequentano la sua tomba e trovano nella sua poesia l’ispirazione per un avvenire migliore.
Abu l-Qasim al-Shabbi (in arabo: أبو القاسم الشابي, Abū l-Qāsim al-Shābbī; Tozeur, 24 febbraio 1909 – Tunisi, 9 ottobre 1934) è stato un poeta e saggista tunisino. Oltre che il maggiore poeta tunisino del Novecento, è uno dei più noti scrittori arabi. Per le sue critiche severe, talvolta ai limiti dell’insulto, nei confronti del proprio paese (di cui gli echi risuonano anche nel saggio L’immaginario poetico presso gli Arabi), troppo spesso, a suo dire, acquiescente ai soprusi e alle tirannie politiche e culturali, è stato anche molto osteggiato.[X]
Biografia
Nacque in un sobborgo di Tozeur, città della Tunisia meridionale, e studiò nell’Università della Grande Moschea al-Zaytuna di Tunisi. Per la sua indole vivace e innovatrice, venne eletto presidente del Comitato studentesco per la riforma dell’insegnamento zaytuniana. Dopo avere conseguito, nel 1928, il baccelauréat, si iscrisse nella facoltà di Giurisprudenza. Suo padre era magistrato.
Iniziò a comporre delle liriche nel 1923 e nel 1929 cominciò a progettare l’edizione completa del suo Dīwān (la silloge I canti della vita); riprenderà quest’idea, ma senza successo, nel 1930 e nel 1933. Il volume uscirà in versione integrale nel 1955, in Egitto. Dopo la morte del padre, nel 1929, il poeta manifestò i primi sintomi della propria malattia.
Collaborò al supplemento letterario del quotidiano «al-Nahḍa» (la Rinascita), alla rivista «al-ʿĀlam al-adabī» (Il mondo letterario) e al periodico egiziano «Apollo» (Il Cairo).
Nel 1930 sposò Shahla ben Amara ben Ibrahım Shabbī. Il 29 novembre 1931 nacque il loro primo figlio, Muhammad Sadok (Muḥammad Ṣādiq).
Morì a causa di una cardiopatia nell’Ospedale Italiano di Tunisi.
Influenze nella società
Nel 1933 compose la sua poesia più celebre La volontà di vivere, i cui versi, per decenni, fino alle recenti rivolte della “Primavera Araba” (2011-2012), sono divenuti il “grido di battaglia” dei giovani dell’intero mondo arabo:
| «Se un giorno il popolo vorrà vivere il destino deve assecondarlo, la notte deve dissiparsi e le catene devono spezzarsi» |
I versi sono citati anche in chiusura dell’inno nazionale tunisino: Humat al-Hima (Difensori della Patria). Da Wikipedia
Oh figlio di mia madredi Abu-l-Qacem Chebbi, 1929 Poeta di Tozeur Sei nato libero come il sospiro della brezza Così dio ti ha plasmato o figlio dell’esistenza Perché fai tacere la voce potente della vita E allora alzati e percorri il sentiero della vita Alla luce! Che la luce è dolcezza e bellezza |