Mons. Pirovano continua. «Il Pime dunque è qui per aiutare le diocesi nella formazione dei missionari, mettendo a frutto il capitale d’una esperienza e d’una tradizione che hanno più d’un secolo di vita: non solo nella formazione dei giovani durante gli anni di seminario, ma formazione ed assistenza sul campo del lavoro, inserendo i novelli missionari in un sistema di vita comunitario che li aiuterà a superare ogni tentazione di scoraggiamento e d’abbandono; che deve loro permettere di diventare – indiani con gli indiani, africani con gli africani, brasiliani con i brasiliani. (…) II desiderio nostro, di noi missionari del Pime., è di esprimere ancora meglio la dipendenza che ci lega alle diocesi italiane, come sempre in passato, ma oggi secondo forme adeguate alla sensibilità post-conciliare; rendere più chiaro che noi esprimiamo, con il lavoro missionario, non qualcosa di nostro, ma semplicemente la missionarietà delle diocesi italiane che ci hanno mandati. (…) E mi pare che la partenza, oggi, da questa città missionaria di Treviso, dei primi quattro missionari per il Camerun, voglia significare proprio questo: che nel risveglio missionari, che sta vivificando la nostra Italia, si apre una nuova e luminosa via da percorrere assieme, quella della collaborazione sempre più stretta fra diocesi e Istituti missionari, della fusione anche sotto la guida dei vescovi per una maggior efficacia dell’apostolato missionario nel mondo».