I primi mesi, è sovrana la polenta

Come avviene spesso nella Chiesa, anche se le benedizioni erano larghe, le condizioni materiali iniziali furono davvero ristrette. Così le descrive il chierico Zanini: «C’erano tre camere e due corridoi, compreso quello di ingresso, che serviva da ricreazione coperta. Una camera per il Rettore, padre Francesco Boldrini che sapeva raccontare tante storielle di animali e di uomini, perfino in tempo di studio; un’altra per il vicerettore padre Filippin, quasi sempre fuori a predicare, ed una terza che serviva da studio per i ragazzi che dormivano e studiavano parte in corridoio e parte in cucina. Non c’erano servizi interni, né acqua corrente, ma in compenso, scorreva lì vicino, lambendo l’orticello della canonica, il limpido Sile un poco più a monte di dove “a Cagnan s’accompagna” (Dante, Paradiso IX, v. 49). In quell’acqua si lavava la biancheria, si riempiva la tinozza che serviva da lavabo per tutti i ragazzi e si riforniva la cucina. I pasti consistevano, la mattina in caffè-latte con polenta, a mezzogiorno un minestrone di fagioli e patate e rimasugli di pasta avuti in dono da qualche caserma, e la sera polenta a volontà con 6/8 fichi secchi in umido a seconda dell’età. Sovrana era la polenta».

 

Per chi non conoscesse la geografia di Treviso, il Sile è il fiume di risorgiva che nasce a pochi chilometri da lì. A ovest della città, ha una portata costante e notevole, tanto che, nel giro di neppure 2 chilometri alimenta tre centrali idroelettriche. Entra in città da ovest procedendo parallelo al lato sud del quadrilatero irregolare che racchiude con le sue mura la vecchia Treviso. La chiesa di San Marino, di cui qui si parla, si trova a metà di questo percorso; poco dopo la chiesa vi è la prima centrale. Da nord entra in città un altro fiume di risorgiva, il Botteniga, che passando sotto le mura si divide in vari rivoli, tanto che qualche scorcio di Treviso può richiamare Venezia. uUno di questi canali è il Cagnan, ricordato da Dante. Tutti si gettano nel Sile prima che esca all’angolo sud-est delle mura, dove vi è pure la seconda centrale; la terza si trova non molto più avanti.

 

La visita in quel primo nido

 

Il chierico Zanini così racconta una visita di mon. Longhin, scenetta che, egli afferma, si è ripetuta più di una volta: «Cosa gavìo da magnar per stasera, fioi? chiedeva il vescovo Mons Longhin affacciandosi alla porta della povera canonica di san Martino, di ritorno da una sua passeggiata quotidiana per i rioni della città di Treviso, in compagnia del suo segretario. – Polenta e fichi secchi, Eccellenza – rispondeva l’assistente dei ragazzi che era accorso alla porta per accogliere il vescovo. Quanti seu in casa? domandava ancora il buon vescovo. – Quindici ragazzi e tre superiori, eccellenza. – Va ben, doman che è la festa del vostro patrono, San Francesco Saverio, penserò mi a mandarve un po’ de pan e de vin. – Grazie, eccellenza, di questa carità. Dio ve ne renda il merito. – E don Gaetano dov’elo? – A predicar a Possagno, per poter portare a casa qualcosa da tirar avanti. – Saludemelo tanto; ma vegnì da mi, quando no gavé niente da magnar. S’é boni e ve benedigo tuti».