Siamo tutti fidei donum

Anche l’Italia è Paese di missione. Negli anni Cinquanta, l’Africa si apriva al cristianesimo e aveva bisogno di missionari. Papa Pio XII con l’enciclica “Fidei Donum” del 1957 si dirigeva ai suoi confratelli vescovi, invitandoli a prendere «in spirito di viva carità la vostra parte di questa sollecitudine di tutte le Chiese che pesa sulle Nostre spalle». Nascono così i “gemellaggi” tra diocesi occidentali e diocesi africane. Treviso per trent’anni manda preti e laici in Camerun. Poi Vicenza, Como, Saluzzo, Cuneo, Padova…

Altra novità interessante: i vescovi del triveneto prendono la decisione di mandare in Asia i presbiteri che si rendono disponibili. Poi pagine missionarie scritte da laici, fidei donum pure loro, che ricevono il crocifisso da soli, a coppie o con i loro figli. E poi, recentemente, quella del vescovo di Milano Mario Delpini che invia 11 fidei donum e ne accoglie otto. Invia e accoglie. Accoglie cioè i preti inviati da diocesi africane alla diocesi di Milano, dove si dedicheranno agli studi o al servizio pastorale.

In questi giorni ho ricevuto la lettera di un presbitero tupuri del Nord del Camerun che avevo conosciuto quand’era un ragazzo mentre era col padre catechista nel centro che dirigevo. Mi dice che ha raggiunto una parrocchia in Francia come fidei donum. Tutta la Chiesa sta vivendo lo spirito ecclesiale universale dei suoi sacerdoti e dei suoi laici.

Il 21 dicembre 2019, Papa Francesco ha detto alla Curia romana: «In Europa e in gran parte in Occidente, non siamo più in un regime di cristianità». È una affermazione molto forte che suscita anch’essa un senso di smarrimento. Purtroppo non di sorpresa perché è evidente constatare il calo di presenze nelle chiese… «e spesso la fede viene perfino negata, derisa, emarginata e ridicolizzata».

Allora anche la Chiesa italiana ha bisogno di fidei donum non solo perché i preti italiani scarseggiano, ma perché la presenza di fidei donum attivi, provenienti dalle giovani Chiese può educare, risvegliare e rianimare la fede degli italiani. Oggi il filippino card, Tagle, prefetto della congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli, preparando la giornata missionaria mondiale scrive: «La missione è un movimento continuo, in ogni direzione. Da tempo vediamo arrivare anche in Europa, e in Italia, preti e suore da Africa e Asia. Questo scambio è normale, arricchente. Non c’è più chi manda e chi riceve. Così la parola missione va accostata al termine “evangelizzazione”, più ampio, a 360 gradi. Comprendiamo in questo senso che ogni persona ha qualcosa da donare nella fede: la propria umanità il proprio amore. Nessuno è così povero da non avere nulla da dare, nessuno è così ricco da non aver bisogno di ricevere. L’amore che ci insegna Gesù è di tutti e per tutti». Nella fede ogni persona è fidei donum.

Perché questo sia capito bene e bene organizzato, forse sarà necessaria una nuova fidei fonum. La lunga esperienza dell’attività missionaria svolta dai sacerdoti italiani all’estero (detti fidei donum) ha suggerito alla Conferenza episcopale italiana un aggiornamento delle Convenzioni che regolano i rapporti tra le diocesi interessate allo scambio dei presbiteri missionari. È stata istituita una nuova Convenzione relativa ai sacerdoti che dalla diocesi di incardinazione sono inviati a svolgere il servizio pastorale in altra diocesi italiana che presenti una particolare carenza di presbiteri. Per la generalità delle nuove Convenzioni è prevista una minore durata del servizio pastorale, sia all’estero sia in Italia, che non può durare più di nove anni. Questa innovazione intende favorire un maggiore ricambio dei missionari fuori diocesi, le cui esperienze tornano a vantaggio della diocesi di provenienza.

In particolare ai sacerdoti stranieri viene ora richiesta la conoscenza della lingua italiana, certificata da un ente abilitato, necessaria per una regolare celebrazione dei sacramenti e per un più efficace inserimento nella comunità parrocchiale.