Voci da Tibhirine

Film sui monaci di Tibhirine in Italia il 22 ottobre

È fissata per venerdì 22 ottobre l’uscita nelle sale in Italia di «Uomini di Dio», l’edizione italiana di Des hommes et des Dieux il film francese sull’uccisione dei monaci di Tibhirine, in Algeria, Gran Premio della Giuria all’ultimo festival di Cannes. La notizia compare sul sito della Lucky Red, la casa di produzione che distribuisce in Italia la pellicola. E giunge proprio nel giorno in cui dalla Francia arriva la notizia che in sole due settimane di programmazione, Des hommes et des Dieux – diretto dal regista Xavier Beauvois – ha superato la soglia del milione di spettatori. Un successo sorprendente.

Vi aggiungo degli scritti che vi possono aiutare a capire l’oggi di Tibhirine e dell’Algeria e a preparare la visione del Film.

Visita al monastero di Tibhirine

In quel monastero, 7 monaci sono stati  rapiti tra il 26 e il 27 marzo 1996. Sgozzati il 21 maggio seguente. Riposano nel piccolo cimitero del monastero, vegliati dagli amici musulmani.

Lunedì 29 ottobre ’07 ho la fortuna di partire per Tibhirine e proprio a fianco del vescovo mons. Henry Teissier. Con noi viaggiano due sorelle e alcuni parenti di fr. Paolo, uno dei monaci uccisi. Da Algeri a Thibirine, 100 km circa, siamo scortati dalla polizia che ad ogni sotto-prefettura deve darsi il cambio. Scorta per il nostro gruppo di una quindicina di persone, e scorta speciale per il vescovo. Ad ogni arrivo in un centro importante, sirene e gruppi di poliziotti per darci la precedenza e lasciare libera la strada. E’ una cosa impressionante. Anche lì a Thibirine, i vicini sono allertati da poliziotti dentro e fuori del monastero.

Mentre i parenti vanno subito da soli nel piccolo cimitero, io e gli altri componenti del gruppo riceviamo alcune informazioni e poi ci uniamo ai parenti per la preghiera. Il vescovo ci legge alcuni brani delle lettere dei monaci e ascoltiamo alcune testimonianze. Così aveva scritto fr. Paolo pochi giorni prima di essere ucciso: “Che cosa resterà della Chiesa in Algeria fra qualche mese, della sua visibilità, delle sue strutture e delle persone che la compongono? Con tutta probabilità, ben poco. Ma credo che il Vangelo è seminato e che il grano germerà. Lo Spirito lavora nel profondo del cuore degli uomini. Continuiamo ad essere disponibili perché possa agire in noi per mezzo della preghiera e la presenza amabile di tutti i nostri fratelli”.
Un monaco eremita che vive, solo, nelle vicinanze, ci racconta altri particolari. Tra l’altro ci fa sentire quello che pensano i vicini musulmani che hanno condiviso tanti momenti di vita coi monaci e che ora vogliono, loro, vegliare non solo su i morti ma anche su quelli che li rimpiazzeranno. Ci racconta che un giornale di Algeri, il giorno dopo l’annuncio dell’uccisione, aveva scritto in grossi caratteri: Il seme è caduto nella nostra terra, e la gente che aveva conosciuto i monaci, diceva : Il seme è ora nel profondo dei nostri cuori.

Celebriamo l’Eucaristia nella cappella dove i monaci hanno pregato per tanti anni. E’ come se pregassimo con loro. Sono passati 11 anni dalla loro morte, ma noi ci sentiamo talmente uniti che avvertiamo che non si tratta di qualcosa che tocca solo la loro esistenza, ma che sta impegnando anche noi che restiamo in Algeria. Siamo nella stessa compagnia.

Dal testamento del Priore, Fr. Christian

«Se mi capitasse un giorno (e potrebbe essere oggi) di essere vittima del terrorismo che sembra voler coinvolgere ora tutti gli stranieri che vivono in Algeria, vorrei che la mia comunità, la mia chiesa, la mia famiglia si ricordassero che la mia vita era donata a Dio e a questo paese. […] Venuto il momento, vorrei avere quell’attimo di lucidità che mi permettesse di sollecitare il perdono di Dio e quello dei miei fratelli in umanità, e nel tempo stesso di perdonare con tutto il cuore chi mi avesse colpito. […] Ecco che potrò, se piace a Dio, immergere il mio sguardo in quello del Padre, per contemplare con lui i suoi figli dell’Islam come lui li vede, totalmente illuminati dalla gloria del Cristo, frutti della sua passione, investiti del dono dello Spirito, la cui gioia segreta sarà sempre lo stabilire la comunione e il ristabilire la somiglianza, giocando con le differenze. […] E anche a te, amico dell’ultimo minuto […] Ci sia dato di ritrovarci, ladroni beati, in paradiso, se piace a Dio, Padre nostro, di tutti e due. Amen!».

Lettera di una mamma algerina musulmana dopo l’uccisione dei sette monaci

«Riposino in pace, a casa loro, in Algeria»

Dopo la tragedia e il sacrificio vissuto da voi e da noi, dopo le lacrime e il messaggio di vita, di onore e di tolleranza trasmesso a voi e a noi dai nostri fratelli monaci, ho deciso di leggere il testamento di Christian, ad alta voce e con profonda commozione, ai miei figli perché ho sentito che era destinato a tutti e a tutte.

Volevo dire loro il messaggio di amore per Dio e per gli uomini. La solidarietà umana e l’amore dell’altro è un itinerario che va fino al sacrificio, fino al riposo eterno, fino in fondo.

Io e i miei figli siamo molto toccati da una così grande umiltà, un così grande cuore, dalla pace dell’anima e dal perdono. Il testamento di Christian è molto più di un messaggio: è come un sole che ci è trasmesso, ha l’inestimabile valore del sangue versato.
Nostro compito è quello di continuare il cammino di pace, di amore di Dio e dell’uomo nelle sue differenze. Nostro compito è innaffiare i semi affidatici dai nostri fratelli monaci affinché i fiori crescano un po’ ovunque, belli nella loro varietà di colori e profumi.

La chiesa cristiana con la sua presenza tra noi continui a costruire con noi l’Algeria della libertà delle fedi e delle differenze, l’universale e l’umanità. Sarà un bel mazzo di fiori per noi e una grande opportunità per tutti e per tutte. Grazie alla chiesa di essere presente in mezzo a noi oggi. Grazie a ciascuno e a ciascuna.

Grazie a voi monaci per il vostro grande cuore: continui a battere per noi, sempre presente, sempre tra noi…E ora riposino tutti in pace, a casa loro, in Algeria. (lettera firmata. 01.06.96)