La vita è un dono anche in Cina

Teresa Meng Weina, ha dato vita agli inizi degli anni Novanta ad un’organizzazione per la cura delle persone con disabilità mentale, divenuta oggi una delle più grandi Ong di tutta la Cina.

Se dobbiamo trovare un punto di inizio nella storia di Teresa Meng Weina dobbiamo partire una vecchia foto di Madre Teresa di Calcutta mentre riceve il premio Nobel per la pace. da lì. “Trovai un vecchio ritaglio di giornale con la foto di questa donna, ma non sapevo chi fosse, né cosa facessero le suore. Rimasi però colpita da quello che scrivevano di lei, dal fatto che fosse diventata così importante facendo qualcosa di così umile: aiutare i poveri. Avevo trent’anni, un’età secondo cui, nella tradizione cinese, bisogna prendere in mano la propria vita. All’improvviso mi ritrovai a desiderare di diventare come lei”.

L’inizio di un sogno. Meng Weina, figlia di un eroe del Partito comunista cinese e già Guardia Rossa della rivoluzione, inizierà il suo cammino che la porterà a fondare nella città di Canton l’associazione Zhiling, una piccola scuola per bambini con disabilità mentale. Un impegno sociale che è cresciuto di pari passo con quello spirituale fino alla decisione di abbracciare la fede cattolica scegliendo per il battesimo il nome della Santa di Calcutta.

“La vita è un dono”. Al suo fianco, da oltre vent’anni, c’è un missionario italiano del Pime, Fernando Cagnin. È stato lui ad accompagnare in queste ultime settimane Teresa Meng Weina e il gruppo teatrale dell’organizzazione Huiling in una piccola tourné italiana in cui la compagnia – formata da alcuni giovani con disabilità mentale e dai loro educatori – ha messo in scena in diverse città italiane lo spettacolo “Life is a gift” (la vita è un dono). Un modo per far rivivere sul palcoscenico, con parole e musiche, la quotidianità di un’organizzazione che accoglie nelle sue trecento case-comunità, sparse in quasi tutte le grandi città della Cina, circa 1400 giovani.

Un missionario “tecnico di computer”. Nel 1995 padre Cagnin riesce ad ottenere il permesso di entrare nella Cina continentale, “ovviamente non come missionario, ma come tecnico di computer” e si stabilisce a Canton dove inizia a insegnare in una scuola governativa e a fare il volontario nell’associazione della donna. “Vivevo in un grande stanza insieme ad alcuni di questi giovani – racconta padre Fernando – senza alcun tipo di servizio, condividendo totalmente con loro la vita. Ovviamente non potevo annunciare il Vangelo, almeno a parole, ma potevo trasmetterlo con la mia testimonianza di vita.

Verso un cambio di mentalità. Da allora di strada l’associazione ne ha fatta davvero tanta e la sua fondatrice è divenuta una persona conosciuta in tutto il Paese. “Quello che stiamo provando a fare – spiega il missionario – è restituire dignità a questi ragazzi. Cerchiamo di promuovere l’autonomia, sviluppando piccole comunità, di circa 20 o 30 persone, che possano autofinanziarsi con il lavoro. Il nostro obiettivo ultimo – conclude padre Cagnin – è quello di non servire più: questo sarà possibile quando la disabilità mentale in Cina non sarà più tabù e i nostri giovani potranno vivere normalmente nelle loro famiglie, contando anche sul sostegno dello stato. Rispetto al passato qualcosa è cambiato, ma la strada da fare è ancora lunga”.

Il viaggio di Teresa Meng Weina in Italia si è concluso il 25 maggio in Piazza S. Pietro con la partecipazione all’udienza di Papa Francesco. “Il mio sogno – confida la donna – è di poterlo vedere un giorno in Cina”.   Michele Luppi 27/05/2016