Padre Riccardo Magrin

Nato il 02/01/1924 a S. Pietro in Gù (Vicenza), iniziò la formazione nell’Istituto nel 1937. Fu ammesso al Giuramento nel 1948. Ordinato Presbitero nel 1949, servì l’Istituto in Italia fino al 1954, quando partì per il Giappone. Nel 2001 di ritornare in patria ma il dott. MichioIde, direttore dell’ospedale di Kurume, lo ha invitato a diventarne il cappellano e p. Magrin ha accolto l’invito. Moriva 26/11/2008 a Fukuoka (Giappone) e riposa nel cimitero di Tosu (Giappone).

Un cuore limpido, retto e fedele…, come nell’elogio di Gesù a Natanaele. Con P. Magrin Riccardo mi legano molti ricordi personali, dovuti anche alla nostra provenienza, lui di San Pietro in Gù (Vicenza) e io di Fontane di Villorba (Treviso): una mia zia (sposa di un fratello di mia mamma) proveniva dal suo paese natale.  Qui, quando P. Riccardo era ragazzo, cappellano della sua parrocchia era il sacerdote che divenne poi Vescovo di Treviso, S.E Mons. Antonio Mistrorigo, con il quale P. Magrin tenne sempre una cordiale amicizia. Il Vescovo Mistrorigo – come si sa – iniziò e portò avanti per molti anni una fruttuosa collaborazione con il PIME.

Ma ci incontrammo la prima volta solo in Giappone quand’era parroco a Karatsu, una delle chiese della Prefettura di Saga, affidata al PIME come “Missione”, la terra dove dedicò tutta la sua vita missionaria servendo in varie chiese, come le circostanze chiedevano, fino a Tosu che fu l’ultima parrocchia in sua cura, e poi servendo come cappellano presso il grande ospedale Sei Maria Byoin a Kurume, dove concluse il suo cammino. P. Magrin lasciò in coloro che lo conobbero una profonda impressione come uomo di Dio, sempre in umile servizio dell’annuncio e della testimonianza di Fede per la quale aveva consacrato la sua vita al Signore che lo aveva chiamato fin da piccolo. Forse si può dire che il motivo per cui era amato non era dovuto tanto a particolari talenti umani quanto alla sua trasparenza e candore, che mi ricorda le parole di Gesù a Natanaele: “Ecco davvero un israelita, in cui non c’è falsità” (Gv. 1,47). Padre Riccardo portò sempre con sé quella qualità evangelica di bambino che caratterizza chi vive sempre davanti al suo Signore.  Anche se schivo, amava la compagnia e accettava lo scherzo. Ma la sua pietà lo avrebbe portato forse alla vita di clausura se non avesse sentito da sempre e se non avesse saputo accogliere ogni volta con rinnovato coraggio e spirito di fede quella spinta missionaria che lo aveva sradicato dalla sua amata terra. Così fu per lui come un premio quando, arrivata l’età, gli fu chiesto di dedicarsi, negli ultimi anni, alla cura dei malati nell’Ospedale Santa Maria di Kurume. Finalmente poteva dedicarsi senza preoccupazioni solo alla pietà e alla carità. Fu uno dei “giovani” della prima generazione della Missione del Giappone con P. Giannini, di cui fu compagno da quando, giovani sacerdoti, insieme al P. Claudio Gazzardi, guidavano il piccolo seminario del PIME a Vigarolo (Lodi), Il primo restò sempre a Yamanashi, il secondo a Saga, e la loro memoria ci accompagnerà sempre.

E la sua testimonianza si diffuse come il profumo di Cristo (cfr. 2Cor. 2,14) che tutti siamo chiamati ad essere. Il giorno del funerale nella Cattedrale di Fukuoka la gente era numerosa. Si volle anche pubblicare un libretto in suo ricordo. Ora riposa nel cimitero della chiesa di Tosu. (p. Bianchin)

 

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