Aperti al Vangelo e al mondo delle culture

Il 14 novembre prossimo ritornerò a Yaoundé (Camerun) per dare due corsi ai seminaristi del nostro seminario filosofico. Dopo 30 anni in Camerun e 10 anni in Algeria scopro la mia terza vocazione : aiutare nella formazione dei nostri futuri missionari della Costa d’Avorio, della Guinea Bissau, del Camerun e del Ciad. Nella nostra comunità Pime di Treviso, attualmente c’è un africano, un indiano, un messicano, e un italiano, missionari a testimoniare in Italia la loro fede in Gesù Cristo. Certo, missionari sempre, anche in Italia. È la terza volta che ritorno in Camerun e mi sento appassionato all’idea di contribuire a formare nuovi missionari. La prima volta, due anni fa, i seminaristi mi avevano chiesto : «Qual’è l’avvenire del Pime?». Un po’ sorpreso della domanda, non tardai a rispondere: «L’avvenire del Pime siete voi!». Infatti i seminaristi da Yaounde arrivano a Monza per continuare il loro percorso di formazione in teologia assieme a studenti indiani, brasiliani, bengalesi, birmani, filippini e italiani. La domanda: «Quali novità nel Pime?» resta di attualità vivente. Mi è capitato in mano il libro “Francesco il Papa delle prime volte” di Gerolamo Fazzini e Stefano Femminis con la prefazione di Federico Lombardi che dice: «Le Chiese “giovani” hanno molto da dare alla Chiesa universale». Questi nostri studenti, appartenenti alle Chiese giovani, non solo sono la continuità del Pime, ma apporteranno novità di vario genere dentro il vero  spirito missionario.

Anche il cardinale Carlo Maria Martini aveva toccato il tema della novità di vita del Cristianesimo dicendo: «La Chiesa è chiamata continuamente a distinguere l’essenziale dall’accessorio. L’essenziale è il vangelo, proclamare Gesù Cristo risorto, è insegnare a vivere come viveva Gesù. Tutto il resto è in funzione di questo». A commento del pensiero di Martini, il docente spagnolo di storia della Chiesa, Laboa Juan Maria Gallego, scrive nel libro “Perle di Martini”: «Viviamo momenti forti. La cultura occidentale sta diventando una tra le altre culture, e nella stessa Chiesa coesistono diverse teologie, sia perché quella occidentale non risulta tanto suggestiva, sia perché in altre Chiese sorgono teologi interessanti che rispondono meglio alla sensibilità dei loro credenti. Francesco, il Papa venuto da lontano è oggi la speranza in un tempo di profondo cambiamento. Il cristianesimo non deve identificarsi con l’Occidente. Dobbiamo leggere e vivere le parole di Gesù a partire da esperienze e vissuti di altri popoli».

Tornando al tema della formazione di studenti di varie nazionalità e culture e  al libro “Francesco il Papa delle prime volte”, mi aspettavo di trovarvi novità di ordine filosofico e teologico. Indubbiamente ci sono e vanno conosciute. Ma Federico Lombardi dice che la più importante novità portata da Papa Francesco è dentro la sua fedeltà al Vangelo, la stessa fedeltà e novità che ogni popolo cristiano può vivere in ogni tempo. Leggo: «La straordinaria e inattesa energia che si manifesta nell’attività del nuovo Papa non trova altra spiegazione – anzitutto per lui stesso – se non nella “grazia di stato” che lo sostiene e accompagna nell’affrontare la nuova missione. (…) Le omelie “dialogiche” di Papa Francesco… ci mettono direttamente a confronto con la parola viva di Gesù, cosicché il Vangelo  entra subito in rapporto con la vita concreta nostra e della gente comune. (…) Sembra svelarci un segreto: anche oggi, nel mondo globalizzato e tecnologico, l’evangelizzazione si fa con il Vangelo! (…)”

Ora, osservando Papa Francesco, troviamo che la sua grande novità sta nella sua fedeltà al Vangelo vissuto in piena libertà e generosità. In realtà è il Vangelo che continua a essere vissuto in persone di ogni lingua, nazione, cultura e religione.

La novità all’interno del Pime, portata dai nuovi membri di nazioni, culture e tradizioni di altri Paesi, sarà una vitalità evangelica animata ancora dallo Spirito sempre attivo e nuovo.