«La pace è la casa comune, la porta d’entrata è una sola»

In questi giorni (ottobre 2019) il premier etiope Abiy Ahmed ha ricevuto il Premio Nobel per la pace. Al Parlamento etiope nel 2018 aveva detto: «Con il governo dell’Eritrea, dal profondo del cuore vogliamo porre fine al disaccordo che ha regnato per anni. Non eluderemo le nostre responsabilità. Esprimendo la volontà di superare le differenze attraverso il dialogo, lanciamo un appello al governo eritreo affinché faccia lo stesso. Non lo dobbiamo soltanto ai nostri interessi comuni, ma alle relazioni di sangue e di amicizia che legano i nostri popoli. (…) L’Etiopia è la nostra casa comune. In ogni Paese, in ogni contesto, è inevitabile che ci siano differenze di opinione. Ma queste differenze non sono una maledizione. Se siamo disposti ad ascoltare le opinioni degli altri in un dialogo di principi condivisi, le nostre differenze si rivelano una ricchezza, una benedizione. È nella battaglia delle idee che si forgiano le soluzioni ai problemi. La forza è nella cooperazione. Insieme, diventiamo più forti. Non c’è problema che non si possa risolvere restando uniti. L’atteggiamento di chi dice: “Preferisco morire piuttosto che vedere la sconfitta delle mie idee”, finisce per distruggere le famiglie, figuriamoci i Paesi. Noi abbiamo una sola Etiopia. Al di là di ogni differenza, l’unità nazionale è al primo posto. Ma l’unità non esclude il pluralismo. L’unità deve abbracciare le nostre diversità. possa risolvere restando uniti. (…) Il fondamento della pace è la giustizia. La pace non è assenza di conflitto. La pace è un’inviolabile casa comune, costruita sulle nostre convinzioni condivise, e l’unica porta di accesso è il dialogo. È la fiducia reciproca. Il nostro viaggio insieme, che ci permette di appianare i conflitti in modo civile».

Il cammino della pace nel mondo va diffuso con la nostra partecipazione alle idee profonde delle testimonianze e accompagnato con la preghiera.