Mediterraneo di pace: all’incontro Cei del 2010 anche ebrei e musulmani

L’incontro di riflessione e spiritualità “Mediterraneo, frontiera di pace” avrà luogo a Bari dal 19 al 23 febbraio 2020 e che sarà concluso da papa Francesco. Lo ha annunciato lo stesso cardinale  Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, nel corso del Consiglio permanente della Cei svoltosi dal 23 al 25 settembre. Una sorta di “Sinodo sul Mediterraneo” che non si limiterà ad avere come protagonisti i vescovi, ma si aprirà all’esterno.

Le ultime due giornate vedranno la presenza di esponenti del mondo ebraico e di quello islamico: dai rabbini ai rappresentanti della Lega Araba. Poi le istituzioni sovrannazionali che i presuli vogliono sollecitare a mobilitarsi per una riconciliazione fra i popoli, cominciando da Unione Europea e Nazioni Unite. Così, accanto ai pastori di tre continenti (Europa, Africa e Asia) che rappresenteranno tutti i Paesi affacciati sul “mare di mezzo”, ci saranno anche alcuni invitati, o meglio ospiti.

L’incontro nasce da un’intuizione di Bassetti che, da prete fiorentino, si è ispirato ai “Colloqui mediterranei”, concepiti negli anni Cinquanta dal sindaco “santo” Giorgio La Pira, per richiamare alla «comune responsabilità nei confronti della pace, della giustizia, della fraternità come premessa necessaria per la stabilizzazione dell’area mediterranea e quindi per la prosperità e la pace di tutte le nazioni».

Dal discorso di La Pira alla apertura del Primo Colloquio Mediterraneo (3 ottobre 1958)

«(…) Quale significato assume il nostro colloquio? La risposta, a mio avviso, è possibile se si considera la comune vocazione storica e la comune missione storica e per così dire permanente che la Provvidenza ha assegnato nel passato, assegna nel presente e, in un certo senso, assegnerà nell’avvenire (se noi le restiamo fedeli) ai popoli e alle nazioni che vivono sulle rive di questo misterioso lago di Tiberiade allargato che è il Mediterraneo.
Questa vocazione o questa missione storica comune consiste nel fatto che i nostri popoli e le nostre nazioni sono portatori di una civiltà che, grazie alla incorruttibilità e alla universalità dei suoi componenti essenziali, costituisce un messaggio di verità, d’ordine e di bene, valido per tutti i tempi, per tutti i popoli e per tutte le nazioni».