Festa di laurea


In una casa, poco lontana dalla chiesa di Ntem-asi, si celebra la festa della laurea in medicina di una ragazza. Le auto degli invitati si stringono tra loro nelle stradine lì attorno. La musica è già a tutto volume. La laureata, bella col suo copricapo d’onore, accoglie lieta, sorridente, con semplicità. La mamma dirige tutto come un generale. Arriva anche un prete appartenente alla stessa tribù della festeggiata, vestito degnamente per la festa. Celebriamo l’Eucaristia in una stanza già pronta anche per il pranzo. Il sacerdote celebra con entusiasmo, gioia, gestualità e lanci di invocazioni, ai quali i presenti partecipano con altrettanto entusiasmo e generosità. Bello il sermone e la sottolineatura dei doni di Dio alla famiglia e alla tribù: una figlia medico, un cugino già prete, uno commissario di polizia… Mi sento in Africa con la sua esuberanza e in pieno clima fraterno, cristiano e sociale, ormai universale.

Una cosa ha toccato la mia particolare sensibilità che vuole vedere in tutto e sempre l’“africanità”, e capire se è ancora viva. Mi è molto piaciuto il discorsetto conclusivo della nuova dottoressa, che alla fine ha ringraziato Dio, i genitori e i “grand pères” ( i nonni, in italiano). Mi sono felicitato con lei per averlo fatto. Ma mi chiedo: si riferiva ai “nonni” o gli “antenati”? Non lo so e forse non è come li penso io. Sta di fatto che in ogni festa tradizionale africana, il pensiero degli antenati è sempre presente. Lì erano presenti il papà, non ancora battezzato così come altre persone che quindi non sono ancora dentro i sentimenti cristiani. È vero che la festa è festa per tutti, ma una qualsiasi festa celebrata da una tribù fa sentire forte le caratteristiche esteriori e profonde della sua tradizione.

I guiziga li vedi guiziga, i tupuri li vedi e li senti tupuri. Continuo a chiedermi come missionario, preoccupato per l’accusa che ci viene rivolta di distruggere la cultura locale: «Che attenzione diamo al mondo tradizionale ancora vivo? Li vediamo liberi quando sono tra loro, ma quando sono cristiani non sono più della loro tradizione?». In questi giorni una persona cristiana mi ha chiesto: «Faccio bene a tenermi vicini gli antenati?». Ho risposto: «Se conosci bene la tua cultura, e se credi che Gesù ha accolto e purificato la tua cultura, allora tieniteli vicini ancora!». Il discorso è difficile, ma ritengo vada fatto ancora.