Yaoundé, la vita in strada


Sto vedendo come a Yaoundé la popolazione cerca di risolvere il problema serio del lavoro. Lavoro “ formale” non ce n’è. Ma se ne inventa altri. Un centrafricano, scappato otto anni fa dai massacri del suo paese, mi racconta che è stata aiutato da un missionario con un  prestito, e ora vive di un piccolo commercio. Dice che molti a Yaoundé vivono allo stesso modo.

Infatti, basta uscire di casa per incontrare bambini che ti chiedono di comprare  qualche limone e vedi donne lungo le strade sedute davanti a mucchietti di pomodori o piccoli fasci di erbe in vendita. Sui marciapiedi, diventati luogo di mercato, anzi veri e propri supermercati, trovi di tutto e puoi ricaricare il telefonino, acquistare avocado, banane, tutto. Davanti alle scuole, ci sono grappoli di bambini attorno a piccoli tavoli, dove le donne preparano e vendono panini col cioccolato o la marmellata. Anche altrove, un po’ dappertutto, trovi bancarelle di tutti i tipi, e la gente che attende in un ufficio può trovare qualcosa da mangiare dalla donna che passa davanti con un vassoio sulla testa. Oltre a questo tipo di lavoro, i conduttori di moto-taxi sono ormai i padroni del traffico. La gente dice che le moto sono diventate lo strumento di lavoro anche per i laureati.

È anche vero che in certi quartieri, dietro alte mura, ci sono ville sontuose. In quella di un ministro, dove ho partecipato a un incontro, ho visto ambienti da sogno. E lungo alcune strade puoi vedere vetrine di lusso. Alcuni vivono da nababbi, mentre altri continuano a fare una vita da fame.

Ma ecco il miracolo! Il poco denaro dei poveri non resta nelle mani di pochi. È condiviso in tanti modi tra loro, tra poveri. Siccome i taxi-man e i moto-man si accontentano di un guadagno minimo, e i gendarmi, quando ci sono, fanno finta di non vedere, tutta Yaoundé può muoversi. Anche i poveri possono permettersi di viaggiare in taxi o sulla moto, magari ammassati l’uno sull’altro. È la stessa cosa che avviene nei quartieri dove insieme riescono a portare avanti situazioni difficili.

La sera, la città illuminata diventa una sagra di musica, con tutta la popolazione in strada. Anche il più miserabile mette qualcosa nello stomaco e va a dormire. Vita misera, ma non ancora abbattuta.