Il martire cristiano, semplice testimone d’una speranza che è in lui

Traduco e riassumo il testo di alcuni amici di un gruppo di riflessione (GREA) per la prossima beatificazione dei 19 martiri d’Algeria.

La beatificazione fa nascere alcune domande sul termine “martire”, ormai titolo definitivo dei 19 beati per i cattolici e specialmente per i membri della Chiesa in Algeria. Inseriti dentro il popolo algerino e accostando la fede musulmana della maggior parte dei suoi abitanti, i membri della Chiesa cattolica sono portati a testimoniare ciò che caratterizza la loro fede in Dio e la ragione della loro speranza. Da ciò appare una tensione tra il cammino ordinario di ogni uomo e la particolarità del cristiano. Confessando la loro fede in Gesù Cristo, dicono anche che Dio è unico e che è Amore e Misericordia e in questo raggiungono la fede dei musulmani. Nel rapporto tra Dio e gli uomini c’è una comune chiamata a camminare sul “giusto cammino”, ma la storia dice che all’interno dell’umanità nascono contrasti tra credenti e ogni forma di violenza. Qui sta la differenza: i cristiani testimoniano la speranza che vive in loro, credono profondamente che questa violenza il Cristo l’ha subita sulla croce. I cristiani si lasciano coinvolgere nel mistero profondo di un Dio che crea l’universo ma che rinuncia alla sua onnipotenza morendo sulla croce. Qui c’è la vocazione e la particolarità del cristiano. Papa Francesco vede il cristiano che vive i suoi limiti come persona ordinaria nella sua vita quotidiana e la sua fragilità davanti al male, soffre per il dramma della tortura e dell’uccisione della persona umana, ma porta una speranza che viene dalla fede e che si fonda sulla Resurrezione di Cristo e sulla prospettiva di un altro mondo, mondo interiore di pace e di giustizia. Diventa segno di speranza. Pur vivendo come gli altri, dice e testimonia qualcosa di superiore a lui, per questo resta fratello e sorella di tutti. Uniti in questa speranza, i cristiani formano la Chiesa tra loro e vivono la beatificazione di 19 religiosi e religiose uccisi in Algeria insieme a tanti uomini e donne e bambini, vittime della stessa violenza. La Chiesa onora in loro e in tanti altri lungo i secoli, persone che hanno cercato di dire che la violenza, la vendetta, l’egoismo e l’indifferenza non sono le soluzioni ai conflitti e alle disuguaglianze tra gli uomini, e non sono  neppure il progetto di Dio per noi tutti».

“La missione della Chiesa ha per vocazione l’amore”. (Card. Duval)