L’arcivescovo Delpini e la “baraka”

Bellissimo il senso della benedizione dell’arcivescovo Mario Delpini. Nella lettera pastorale per l’anno 2018-2019, ai cristiani impegnati in politica, nelle amministrazioni e nella società, l’arcivescovo dice: «La proposta cristiana si offre come una benedizione, come l’indicazione di una possibilità di vita buona che ci convince e che si comunica come invito, che si confronta e contribuisce a definire nel concreto percorsi praticabili, persuasivi con l’intenzione di dare volto a una città dove sia desiderabile vivere». «La dottrina sociale della Chiesa, il magistero della Chiesa sulla vita e sulla morte, sull’amore e il matrimonio, non sono una sistematica alternativa ai desideri degli uomini e delle donne, ma – evidenzia – sono una benedizione».

Di solito si dice “benedizione” l’invocazione della grazia e del favore di una o più divinità su qualcuno o qualcosa. Per estensione, è un’invocazione di bene per qualcuno o qualcosa. Qui l’arcivescovo estende il senso della benedizione come segno, mezzo dell’amore, del dono, dell’azione di Dio attraverso la vita, l’azione e l’insegnamento della Chiesa e la pratica dei cristiani.

Mi è piaciuto sentire la parola benedizione pronunciata in quel testo e mi ha ricordato quello che mi disse una signora araba, i primi giorni del mio vivere in Algeria, quando gli raccontavo che venivo dal Camerun dopo tanti anni di vita missionaria per restare coi musulmani in Algeria: «Ma’za:lt elbara.ka!», ovvero «La benedizione non è finita!». Sentivo la gioia di essere accolto e riconosciuto dentro una mentalità di fede. Nel mondo arabo la baraka è intesa come una misteriosa forza sacra e benefica che emana da persone ritenute sante, oppure da oggetti o luoghi, o insegnamenti considerati sacri, e arreca grazie d’ordine materiale a coloro che tocchino quelle persone o cose, o anche indirettamente vengano con esse a contatto. La mia presenza in Algeria era considerata una benedizione da tanti amici musulmani.

Penso che l’arcivescovo continuerà a dire e a spiegare il suo pensiero sulla benedizione-baraka, dono di Dio, della dottrina della Chiesa e di quanti l’ascoltano e «vivono percorsi praticabili, persuasivi con l’intenzione di dare volto a una città dove sia desiderabile vivere». La baraka che pioverà sulla “città dalle genti” di Milano sarà che «nessuno si sentirà straniero o non supportato. Si avrà la benedizione di imparare ed ascoltare lingue difficili… quelle dei cittadini del futuro che ci aiuteranno ad allargare i nostri orizzonti e il nostro pensiero».