Quali novità nel Pime?

Non ricordo in quale contesto gli studenti del Pime del seminario di Yaoundé mi abbiano domandato: «Qual’è l’avvenire del Pime?». Stavo vivendo, nel novembre 2017, con 24 studenti africani di Camerun, Costa d’Avorio, Guinea Bissau e Ciad un mese di insegnamento di un corso di Storia delle missioni che toccava anche la storia e la spiritualità del Pime. Un po’ sorpreso della domanda, non tardai a rispondere: «L’avvenire del Pime siete voi!».

Nove di loro verranno presto a Monza per continuare il loro percorso di formazione assieme a studenti indiani, brasiliani, bengalesi, birmani, filippini e italiani. E la domanda: «Quali novità nel Pime?» resta di attualità vivente.

Preparandomi a ritornare a Yaoundé per il prossimo corso, e così contribuire alla formazione del Pime futuro, mi è capitato in mano il libro “Francesco il Papa delle prime volte” di Gerolamo Fazzini e Stefano Femminis con la prefazione di Federico Lombardi che dice: «Le Chiese “giovani” hanno molto da dare alla Chiesa universale». Questi nostri studenti, appartenenti alle Chiese giovani, non solo sono la continuità del Pime, ma apporteranno novità di vario genere dentro il vero  spirito missionario.

Anche il cardinale Carlo Maria Martini aveva toccato il tema della novità di vita del Cristianesimo dicendo: «La Chiesa è chiamata continuamente a distinguere l’essenziale dall’accessorio. L’essenziale è il vangelo, proclamare Gesù Cristo risorto, è insegnare a vivere come viveva Gesù. Tutto il resto è in funzione di questo». A commento del pensiero di Martini, il docente spagnolo di storia della Chiesa, Laboa Juan Maria Gallego, scrive nel libro “Perle di Martini”: «Viviamo momenti forti. La cultura occidentale sta diventando una tra le altre culture, e nella stessa Chiesa coesistono diverse teologie, sia perché quella occidentale non risulta tanto suggestiva, sia perché in altre Chiese sorgono teologi interessanti che rispondono meglio alla sensibilità dei loro credenti. Francesco, il Papa venuto da lontano è oggi la speranza in un tempo di profondo cambiamento. Il cristianesimo non deve identificarsi con l’Occidente. Dobbiamo leggere e vivere le parole di Gesù a partire da esperienze e vissuti di altri popoli».

Tornando al tema della formazione di studenti di varie nazionalità e culture e  al libro “Francesco il Papa delle prime volte”, mi aspettavo di trovare novità di ordine filosofico e teologico. Indubbiamente ci sono e vanno conosciute. Ma Federico Lombardi dice che la più importante novità portata da Papa Francesco è dentro la sua fedeltà al Vangelo, la stessa fedeltà e novità che ogni popolo cristiano può vivere in ogni tempo. Leggo: «La straordinaria e inattesa energia che si manifesta nell’attività del nuovo Papa non trova altra spiegazione – anzitutto per lui stesso – se non nella “grazia di stato” che lo sostiene e accompagna nell’affrontare la nuova missione. (…) La tranquilla fiducia nell’accompagnamento dello Spirito è una sorgente molto abbondante di libertà interiore che si traduce subito nella libertà esteriore e nella spontaneità innovatrice di numerosi gesti e comportamenti, nei quali non vi è ombra di calcolo o di artificio. Francesco si sente libero di essere “normale”, di essere “se stesso” senza particolari vincoli di protocollo, libero di esprimersi…, di prendere iniziative…, se vi vede un’occasione di servizio apostolico. (…). Diversi capitoli e contributi dell’enciclica L’audato si’ mettono bene in luce che la novità è quindi da vedere piuttosto nella prospettiva pastorale-missionaria del pontificato di Francesco e nella sua ispirazione radicalmente ed esplicitamente evangelica. (…) Il suo centro  si trova nel messaggio della misericordia… Le omelie “dialogiche” di Papa Francesco… ci mettono direttamente a confronto con la parola viva di Gesù, cosicché il Vangelo  entra subito in rapporto con la vita concreta nostra e della gente comune. (…) Sembra svelarci un segreto: anche oggi, nel mondo globalizzato e tecnologico, l’evangelizzazione si fa con il Vangelo! (…)  Altra novità di Papa Francesco è il modo e l’insistenza con cui parla del “discernimento” e del suo esercizio a tutti i livelli della Chiesa… nuovo da parte di un Papa. (…)… Papa che viene dalla viva esperienza ecclesiale dell’America Latina…ha certamente già fatto fiorire molte cose buone e nuove sul solido e antico tronco della vite del Signore!».

Non possiamo dimenticare che fu Papa Giovanni ad aprire una nuova pagina della storia dentro il Vangelo e «riconoscere i segni dei tempi, coglierne l’opportunità e guardare lontano».

Una settimana prima di morire, egli trova il tempo per affidare ai più stretti collaboratori – il cardinale Cicognani, monsignor Dell’Acqua, monsignor Capovilla…- le sue ultime raccomandazioni. Quasi un testamento spirituale. «Ora più che mai, certo più che nei secoli passati, siamo intesi a servire l’uomo in quanto tale e non solo i cattolici; a difendere anzitutto e dovunque i diritti della persona umana e non solamente quelli della Chiesa cattolica… Non è il Vangelo che cambia: siamo noi che cominciamo a conoscerlo meglio. Chi è vissuto più a lungo e s’è trovato agli inizi del secolo in faccia ai compiti nuovi di un’attività sociale che investe tutto l’uomo; chi è stato, come io fui, vent’anni in Oriente, otto in Francia, e ha potuto confrontare culture e tradizioni diverse, sa che è giunto il momento di riconoscere i segni dei tempi, di coglierne l’opportunità e guardare lontano».

Ora, osservando Papa Francesco, troviamo che la sua grande novità sta nella sua fedeltà al Vangelo vissuto in piena libertà e generosità. In realtà è il Vangelo che continua a essere vissuto in persone di ogni lingua, nazione, cultura e religione.

La novità all’interno del Pime, portata dai nuovi membri di nazioni, culture e tradizioni di altri Paesi, sarà una vitalità evangelica animata ancora dallo Spirito sempre attivo e nuovo.