C’è ancora schiavitù nel mondo

Sono appena rientrato dal Camerun. Dal caldo dell’Africa al passaggio sotto il nevischio di Bruxelles per salire in aereo verso l’Italia, attendendo il decollo due ore, perché Milano non poteva accoglierci sotto la nebbia. Ma il cambiamento che vivo è tremendo, non tanto fisico, ma più profondo. Sembro esagerare, ma mi ero immerso, durante un mese, nella vita di seminario come formatore, studiando con 9 seminaristi la storia della Chiesa, delle missioni e dell’Istituto, ma mi ero immerso anche nella vita della gente, della natura, degli amici ritrovati e dei problemi di vario genere. Dopo cinquant’anni dal mio primo arrivo, avendovene vissuti 40, l’Africa mi appassionava ancora.

Il cambiamento che accennavo è tremendo perché dagli incontri vissuti e dalla lettura dei giornali in Camerun alla lettura dei giornali italiani, mi accorgo che regna ovunque una tremenda schiavitù, anche se l’Africa mantiene la sua vivacità e giovialità, mentre l’Europa, Italia compresa, mostra chiari segni di grigiore e preoccupazione.

Il primo titolo di Popotus (Avvenire) del 14 novembre 2017 è : “La mia bambola è una spia”. «Molti giocattoli sono facili prede che i pirati informatici usano per rubarci informazioni personali». E non parliamo del condizionamento dei mass media.  Il secondo titolo letto è “Domenica riposo”, sempre in Avvenire, dello stesso giorno, del teologo Pierangelo Sequeri. Si domanda: «Vogliamo forse abbandonare questo popolo a se stesso? O vogliamo fare di tutto per far coincidere nella libera comunità della festa l’incontro col Signore e la libera azione dalla schiavitù?».

Le parole “spia”, “pirati” nei giocattoli e “schiavitù”, pronunciata dal teologo Sequeri per quanto riguarda l’Italia, mi fa pensare subito all’impressione che vivi in Africa quando vedi, interroghi, ascolti e rifletti. Lungo le strade, alcune migliorate, ma poco mantenute, ho rivisto gli immensi tronchi di legno pregiato, in viaggio verso il porto di Douala, e ho letto che alcuni si domandano dove vanno i profitti di tale devastante impresa e come mai aumenta la corruzione e la povertà di certe zone abbandonate. Queste domande e affermazioni le ritrovi nell’intervento del cardinale  Kleda, arcivescovo di Douala, del 5 dicembre scorso, che giunge con delicatezza e coraggio a consigliare al presidente del Camerun, Paul Biya, di preparare bene la sua successione. E quando ascolti l’impresario italiano di cui puoi fidarti nel mantenere in buono stato la tua casa, che ti installa il rubinetto proveniente dall’Italia perché altrimenti trovi quello proveniente dalla Cina, o altro, i cui prezzi sono fatti dallo straniero, mentre anche il prezzo del legname è ancora fatto dallo straniero.  In questi giorni, ritornato a Sotto il Monte, accanto al santo Papa Giovanni, fiore della bella campagna italiana, ancora vivo e profumato di bontà e di giustizia, amico delle nuove nazioni, finalmente libere dal colonialismo, gli chiederò di prepararci alla venuta di Gesù, prendendo coscienza della schiavitù di vario genere in cui viviamo e che continuiamo a imporre.