Concilio Panortodosso

Il 17 giugno 2016 si è costituito a Creta il Concilio Panortodosso. Vladimir Zelinskij scrive un articolo interessante. Il titolo: Il peso del passato, il pericolo del futuro, il “successo” dello Spirito, sintetizza bene le caratteristiche della situazione della Chiesa Ortodossa. Leggiamo alcuni passaggi.

Quando un Concilio Panortodosso, non più convocato per oltre dodici secoli, si riunisce di nuovo, tutti i contemporanei, gli ortodossi in primo luogo, diventano testimoni di un avvenimento storico. “Oggi si è levato un giorno gioioso, durante il quale celebriamo la storica manifestazione dell’istituzione della Chiesa, che è stata costituita dallo Spirito Santo…” – proclama a Creta il Patriarca Bartolomeo il 19 giugno, durante l’omelia, nel giorno di Pentecoste (secondo il calendario ortodosso) e giorno di apertura del Concilio.

Si può dimenticare un concilio locale perché le sue decisioni riguardano la vita interna di una sola Chiesa, mentre un Concilio di tutte Chiese ortodosse non può essere né dimenticato né emarginato. Il Concilio è come l’icona, circondata dalla venerazione; esso riceve la grazia di esprimere il mistero di Cristo in formule razionali, rivela la fede retta, vera e giusta, e come esso entri nel “Santo dei Santi” della Rivelazione. Di più: le decisioni del Concilio panortodosso per principio sono vincolanti per tutte le Chiese, anche per quelle che non hanno partecipato.

E non di rado, anche dall’interno di queste Chiese, si producono proteste clamorose che giungono alla rottura, con gesti, anche simbolici, contro i loro capi. L’incontro del Patriarca Kirill con il Papa Francesco, anch’esso avvenimento piuttosto simbolico, ha provocato una cascata di critiche nell’Ortodossia russa. C’è anche un monastero sul monte Athos, canonicamente sottomesso al Patriarca Ecumenico, la cui l’identità stessa si fonda proprio sulla resistenza al Patriarca, gravemente colpevole di ecumenismo. E questa identità si esprime attraverso l’esposizione di una bandiera nera recante lo slogan “Ortodossia o morte!”. Si potrebbero moltiplicare gli esempi…

Tutte le quattordici Chiese ortodosse canoniche hanno preso parte alla preparazione dei documenti preconciliari, ma improvvisamente quattro di esse (tra cui la più grande, la Chiesa Russa) hanno rinunciato alla partecipazione al Concilio e non sono andate a Creta. Il lavoro preparatorio ha superato i 50 anni.

La struttura canonica della Chiesa Ortodossa chiede un solo vescovo per un territorio. Soltanto in Italia, però, paese prevalentemente cattolico, sono presenti almeno sette diaspore, sottomesse ai loro rispettivi Patriarcati (Romeno, Russo – che include la massiccia emigrazione ucraina e moldava –, Ecumenico – che include russi e greci –, Serbo, Georgiano, Bulgaro, Polacco, Albanese). Si tratta solo delle Chiese canoniche, ma sono presenti anche le comunità ortodosse che non riconosciute dalla pienezza dell’Ortodossia.

Quella che a mio avviso è la più importante di tutte le decisioni è il progetto di convocare Concili simili ogni 7-10 anni. Così il Concilio sarà uno spazio di riflessione comune e di discussione permanente.

Per concludere. Ho chiamato il mio arcivescovo Jean de Charioupolis, partecipante al Concilio, per chiedere le sue impressioni. «Il Concilio si è svolto in modo meraviglioso – mi dice – ispirato dallo Spirito Santo, nella libertà di parola e nell’unanimità, in un clima di amore reciproco. Amareggiato, certo, dall’assenza delle altre Chiese sorelle. Ma nonostante tutto è stato un gran successo! Anche inaspettato».