L’attualità di Charles de Foucauld

In questo centenario della morte del Beato Charles de Foucauld, è aumentato l’interesse per questo “monaco missionario”. Il vescovo di Ghardaïa (Algeria), mons. Claude Rault, risponde così alla giornalista Anne-Bénédicte Hoffner che gli ha chiesto perché de Foucauld è ancora così attuale: «Per la sua libertà interiore e per il suo desiderio di andare verso l’altro. La sua libertà lo guidò in tutte le tappe della sua vita. Anzitutto nel tempo della ricerca nei suoi viaggi in Marocco poi, dopo la sua conversione, quando cercò di farsi monaco trappista e quando fece un lungo soggiorno a Nazareth e a Gerusalemme. Questo momento lo possiamo considerare la “traversata del deserto”. Finalmente, poi, quando si stabilizzò veramente nel deserto in Algeria a Beni Abbes e a Tamanrasset, e là vi trovò la sua via. Le sue lettere lasciano trasparire il suo grande senso di discernimento, di dialogo continuo con se stesso e col Vangelo. Chiedeva consiglio, ma in realtà sapeva che doveva sempre decidere verso mete le più lontane ogni volta che si sentiva chiamato a prendere il largo».

Le sue lettere mostrano anche situazioni profonde molto diverse: aspirazioni insoddisfatte, fino a Nazareth, e gioia e tranquillità quando si fa “monaco missionario” in Algeria”.

Ma chi è il vero Charles de Foucauld?  A volte è una persona “inquadrata” e a volte liberissimo, per poi addolcirsi con il passare degli anni e degli avvenimenti.

Amo molto questo passo di una sua lettera quando racconta che se non ha il tempo di pregare l’Ufficio, prega col Rosario e se non ha il tempo di pregare col Rosario, pensa al buon Dio… Questo Gesù di Nazareth è diventato la sua colonna vertebrale. Certamente non ha preso il controllo totale della sua vita. Per esempio, in alcune circostanze, circa  il suo rapporto con la violenza armata, come si vede in alcune sue lettere durante la guerra 1914-1918. Ne è stato forse vittima? Ma in quello che Charles non ha compiuto nella sua opera, per noi oggi c’è una bella sfida.

Dal 1907 fino alla sua morte, arrivava a lavorare spesso undici ore al giorno sul suo dizionario della lingua touareg! Si era attaccato con energia fantastica all’umanità del luogo dove viveva, a quelle famiglie che si erano sedentarizzate a Tamanrasset. Questa parte della sua vita resta attuale: siamo noi capaci di amare e di capire il nostro mondo in mezzo al quale viviamo?

Charles de Foucauld aveva capito presto che non poteva, che non doveva proclamare il Vangelo sui tetti, ma piuttosto vivere quello che chiamava “l’apostolato della bontà”, facendolo sprizzare con tutta la sua vita. Noi oggi ci situiamo nello stesso spirito: nella nostra diocesi del Sahara algerino, contiamo 65 membri permanenti di 18 nazionalità e un centinaio di fedeli in mezzo a 4 milioni di musulmani. O noi scuotiamo la polvere dai nostri sandali, oppure vi restiamo per fedeltà a Cristo che ama ogni persona. Crediamo che Cristo abbia qualcosa da dire a questo mondo attraverso la nostra vita, con la sorpresa di vedere che attraverso questi musulmani è ancora lui che viene ad incontrarci.

Cari amici, sentendomi ormai fuori dell’Algeria e lontano dai miei amici musulmani, vi chiedo di starmi vicino con la preghiera offrendo il mio oggi quotidiano. Vi assicuro che prego per voi perché cresca anche in voi l’attenzione e la bontà verso gli stranieri a voi vicini.