Vivere da migranti

Sempre di più il discorso sullo straniero occupa le nostre conversazioni e preoccupazioni. Non è sempre facile, rispettoso o pacifico. Il fenomeno dell’emigrazione non è nuovo. Anche gli africani conoscono l’emigrazione all’interno dei loro Paesi.

Nel 1974 mi trovavo a Touloum (Nord Camerun ) in un momento di carestia. La gente non aveva niente da mangiare a causa della siccità dell’anno precedente. Qualche famiglia “vendeva” (meglio: affidava per sempre ai ricchi foulbé) il bambino o la bambina per un sacco di miglio. Vedevo i camion pieni di gente che si spostava verso sud (Ngaoundéré) in cerca di terre migliori. E lungo la strada di 300 chilometri, qualche mese dopo, vedevi nascere villaggi nuovi a destra e a sinistra.

Mi sono venuti in mente alcuni proverbi che avevo trovato nella cultura dei tupuri e dei guiziga del Camerun e del Ciad presso i quali ho vissuto tanti anni. Essi mostrano com’è la vita di un migrante.

Se trovi gente che danza o cammina a testa in giù, danza e cammina come loro.
Devi adattarti. Quando sei straniero devi rispettare le leggi che trovi e comportarti come chi ti accoglie senza opporti.

La terra straniera si affonda con te durante la stagione secca.
In realtà, durante la stagione secca non c’è pericolo di affondare. Ma se sei straniero puoi trovare delle cose che non conosci e che ti rendono difficile la vita. Fa attenzione e usa tanto rispetto. Non essere come un bambino che non sa. Si può anche accusarti di cose che non hai fatto.

Il verme parassita approfitta dello straniero.
I membri di famiglia dicono che mangiano meglio quando un ospite arriva, perché il padrone di casa normalmente uccide un animale per onorare il nuovo arrivato.

Lo straniero non beve l’acqua del sacrificio.
Lo straniero non partecipa dei momenti più importanti della famiglia in cui è ospite. È certamente ben accolto, ma la familiarità e la condivisione arrivano fino ad un certo punto, oltre il quale lo straniero non va.

Lo straniero beve l’acqua sotto il naso dell’ippopotamo.
Con questo simpatico proverbio si vuole dire cosa succede a uno straniero che, giungendo in una terra a lui sconosciuta, non vede dove stanno i pericoli e le insidie. Infatti, bere in acqua è pericolosissimo, perché non si vede l’ippopotamo mentre resta sott’acqua. È un invito a chiedere consiglio a chi è del posto, anche sulle cose più semplici, per non trovarsi in difficoltà.

L’ospite (straniero) non supera mai il padrone di casa.
Che sia ben chiaro: chi è del posto resta comunque colui che decide!

Lo straniero è come l’acqua dell’inondazione: passerà presto!
Non preoccuparti. Lo straniero se ne andrà. Oppure si integra.

Proverbi guiziga

Lo straniero è la rugiada.
La goccia di rugiada se ne va all’apparire del sole. Lo straniero non è venuto per restare. Ricco o povero che tu sia, pazienta un po’ e vedrai che l’ospite se ne andrà.

Il cane non solleva la coda in terra straniera.
In terra straniera non puoi gioire, parlare, difenderti come vorresti.

Il gallo non canta in terra straniera.
Quante volte uno deve tacere, accettare, mandar giù trattamenti difficili.

La gallina nuova non può andare d’accordo con la gallina vecchia.
La gelosia regna dappertutto e ognuno cerca di difendere il suo dominio.

La zanzara dice che non punge l’uomo morto.
Si ride sul musulmano che non mangia la carne di animale ucciso da un non musulmano.

Chi è ben educato non muore di fame.
Chi tratta bene gli altri sarà sempre trattato bene. In alcuni paesi chi lasciava la sua terra e arrivava in una nuova, perdeva anche i diritti di umanità. Si poteva fare di lui quello che si voleva. Non solo batterlo o derubarlo, ma anche ucciderlo.

Oggi siamo consapevoli della dignità e della cultura di ogni popolo, e possiamo e dobbiamo anche vigilare e fare tesoro della sapienza di ogni straniero. E non dimenticare quello che diciamo, pregando, nel salmo 146, 9: «Il Signore protegge lo straniero!».