Come dialogare con l’“altro” secondo Pierre Claverie

Pierre Claverie, vescovo di Orano (Algeria), fu ucciso venti anni fa il primo agosto 1996.

Nei suoi scritti possiamo leggere come si poneva di fronte e insieme alle persone di cultura e religione diverse. Ciò può interessarci, perché ormai tutti e ovunque incontriamo il cosiddetto “altro” da noi.

«Due persone possono essere due universi, diversi come persone e anche per cultura e religione. Le due persone possono evitarsi… e tutto è risolto, oppure cercano di incontrarsi e allora devono fissare una strategia dell’incontro. Ciò che è più importante non è di vedere subito quello che ci assomiglia e ci accomuna, ma quello che ci fa diversi. Partiamo subito a riconoscerci nella differenza: “Io sono così e tu sei così”. Scopriamolo bene e cerchiamo di avvicinarci. La base necessaria comune è quella di lasciare l’illusione che le parole dicano la stessa cosa. Preferisco pensare subito che l’altro è altro, e io non sarò mai l’altro, nonostante il desiderio di fare comunione con lui, di conoscerlo… amarlo. È impossibile! Non esiste incontro, coesistenza, dialogo, amicizia se non sulla base di una differenza riconosciuta e accettata. Amare l’altro nella sua differenza è la sola possibilità di amarlo. L’altro ha le sue ragioni per vedere le cose diversamente da me, ha diritto di essere altro, se stesso… non me. Si tratta di permettere che egli sia quello che è e non di forzare le distanze, i momenti, i tempi… Si tratta di rispetto, di relazione. L’altra attitudine necessaria è di mettersi in situazione di accogliere e di ricevere qualcosa dall’“altro”. La carità migliore è di domandare, non di dare. Così la persona si sente valutata, si risente in modo nuovo… Gesù domanda e fa il miracolo che le persone riprendano un nuovo cammino quando invece prima si sentivano giudicate e messe da parte. Per Gesù ogni incontro è segno della venuta di Qualcuno. Ogni venuta porta una chiamata del Padre per allacciare una nuova amicizia. Gesù vede sempre Dio che viene, in ogni persona… il Padre che lo ama , lo chiama, lo manda. Si tratta della forza e della luce della fede che anima e valorizza ogni momento della vita. Senza questa fede ogni  osservanza religiosa sarebbe vuota. Qualcuno ci precede… ci ha amato e ci ama per primo».  (Dal libro Petit traité de la rencontre et du dialogue, Ed. Cerf)

Alla morte del vescovo Claverie, ucciso assieme al suo autista, Abderrahman disse: «Pierre Claverie  mi ha spinto su una nuova strada. La mia visione dell’islam è diventata più critica, più antropologica. La mia fede si è sviluppata in favore della riconciliazione con l’altro». E Oum el Kheir:  «Claverie mi ha insegnato ad amare l’islam, mi ha insegnato a essere musulmana, amica dei cristiani d’Algeria. Ho imparato che l’amicizia è anzitutto fede in Dio, amore dell’altro, solidarietà umana».