Vicinanza ai fratelli musulmani

Papa Francesco ha espresso la sua «vicinanza» ai «fratelli musulmani» dinanzi alla tragedia che i loro popoli hanno sofferto prima alla Mecca e poi in Turchia.
Mi son sentito unito a Papa Francesco nella sua preghiera e ho pensato che forse tra i morti della Mecca ci potesse essere qualche amico di Touggourt. Infatti, quando qualcuno parte, viene a dirmi la sua gioia e soprattutto, quando ritorna, partecipo alla festa con tanti amici che si felicitano con lui. Il pellegrinaggio alla Mecca segna profondamente il pellegrino. A un amico professore mi sono permesso di dirgli cosa pensavo del pellegrinaggio, momento importante per gli appartenenti a qualsiasi religione. Ricordavo quanto abbiamo letto noi cristiani in occasione del Pellegrinaggio nel Grande Giubileo del Duemila: «O Dio, noi siamo stranieri dinanzi a te e pellegrini come i nostri padri…. L’uomo, infatti, appare nella sua storia secolare come homo viator, un viandante assetato di nuovi orizzonti, affamato di pace e di giustizia, indagatore di verità, desideroso di amore, aperto all’assoluto e all’infinito… Proprio mentre la Chiesa apprezza la povertà del monaco pellegrino buddhista, la via contemplativa del Tao, l’itinerario sacro a Benares dell’induismo, il “pilastro” della peregrinazione alle sorgenti della sua fede proprio del musulmano e ogni altro itinerario verso l’Assoluto e verso i fratelli, essa si unisce a tutti coloro che in modo appassionato e sincero si dedicano al servizio dei deboli, dei profughi, degli esuli, degli oppressi, intraprendendo con costoro un “pellegrinaggio di fraternità”».
Il professore è stato molto contento del mio discorso e ha confidato ad alcuni amici che si sentiva preparato. Di ritorno, mi ha raccontato tanti momenti e soprattutto il sentimento profondo che aveva vissuto: «Ti spogli dei tuoi abiti e indossi il comune tessuto bianco a fianco di persone di tutte le nazioni del mondo. Ti senti ormai libero di tutto e illuminato dalla preghiera. Ti senti davanti a Dio. Lo senti misericordioso. Lui è il solo. Lui è tutto».