Quando è giorno

Diceva un saggio africano: «Passerai dalla notte al giorno, non quando nella penombra riuscirai a distinguere un cane da una pecora o un tipo di palma da un altro tipo di palma, ma quando in ogni persona che incontrerai, vedrai un fratello. Allora non è più notte… è giorno!».
«La notte è tanto brutta», diceva ogni mattina mio padre, venendo dal carcere dove prestava servizio.
La notte è solitudine, minaccia, paura. Il mondo è buio.
Il giorno è sole… colore, calore, luce, vita, gioia…
È bello al mattino, andando a celebrare la messa, poter incontrare quelli che escono da casa per andare al lavoro e salutarci col saluto più bello: «Salam aleikum!» («La pace sia con te»).
E mettiamo sempre la mano sul cuore. Perché è lì che ci si sente uniti.
È bello parlare col poliziotto dei suoi bambini, vederlo sorridere e sentire che è contento di te;
incontrare il marito abbandonato e dargli un po’ del tuo tempo; parlare con l’imam della moschea e dirci che ci si sente vicini nella preghiera; ascoltare il medico che ti dice: «Sento nel cuore un invito a cercare, a trovare…»; vedere la gioia del tecnico straniero che dopo la messa in una base petrolifera, nel deserto, decide di cambiare, di amare meglio sua moglie…
Cose semplici, che allargano il cuore. Allora ogni giorno è un giorno nuovo.
Il breviario mi offre questa preghiera: «Al mattino di questo nuovo giorno, tu Gesù, stella del mattino, risveglia in me il senso della bontà del tuo operato. Luce che si alza sul mondo, mostraci le tue volontà. Figlio amato dal Padre, ispiraci l’amore filiale e fraterno. Sorgente gorgogliante di vita, feconda il lavoro di questa giornata. Amico dei poveri e dei piccoli, rendici attenti alla loro domanda».