La religione del cuore

Alcune persone e famiglie che incontro qui in Algeria vivono di bontà. Ne resto commosso. Le vedi attente a chi soffre. Anche nelle difficoltà, continuano nella pazienza e nell’umiltà. La diversità di religione, di tradizioni e di formazione non è un ostacolo all’accoglienza. Nei rapporti non hanno nessuna paura, nessun sospetto dell’altro perché con la semplicità e la bontà nel cuore non hanno niente da perdere.

Mi domando dove si alimenta questa bontà. Da dove viene? Mi è capitato anche in carcere di seguire persone che nonostante il male fatto conservavano una condotta guidata da un cuore sensibile e generoso. Una volta poi, guardato a vista dal poliziotto, ho ascoltato uno che aveva commesso un crimine. I giornali parlavano di lui come di una bestia. Sentivi invece che era ancora un uomo e che aveva ancora un cuore. Come il “buon ladrone” del Golgota che cresciuto forse nel male, trovandosi accanto a un uomo come lui, che soffriva con nobiltà di sentimenti, si è sentito toccare. Ha percepito nelle sue fibre profonde un qualcosa di nuovo, di bello, si è lasciato andare anche lui verso la bontà e gli ha chiesto di stargli vicino anche dopo la morte.

La ricchezza del cuore l’ho trovata dappertutto, tra gli africani di religione tradizionale del Cameroun e del Ciad, la sento ogni giorno nei musulmani che mi accostano e si confidano.

La sorgente e la spiegazione la trovo nel Creatore. È stato lui a mettere nel cuore del mondo la bontà, la bellezza… In tutto, in tutti. Noti che l’umanità scopre e sente in sé questa forza innata e vuole mantenerla viva anche nelle situazioni più difficili.

E poi lo straordinario avvenne quando nel Figlio, Dio ha voluto umanizzarsi in ogni uomo, bianco, nero giallo, cristiano, buddhista, musulmano… per far capire a tutti che l’esistenza è piena quando diventa un dono da donare.

Da sempre ogni bontà è bontà di Dio e Dio ama nel cuore dell’uomo. Questo mantiene viva una grande speranza. La bontà non può morire.  È più forte del male, salverà il mondo, vincerà.

Quando trovi bontà, ti si apre il cuore.

Prima delle religioni definite tali, e anima di tutte, c’è quella del cuore. Il cristiano ha il compito di riconoscerla in tutti e diventarne il lievito.

Suor Maddalena incontra il Patriarca Athenagora e questi le chiede: «Come sta mio fratello Paolo VI?»  Poi Athenagora continua: «Siamo caduti (sic) le braccia dell’uno, nelle braccia dell’altro, l’anima dell’uno, nell’anima dell’altro. Ci hanno chiesto . “Quante volte?” Risposi: “Quando due fratelli si incontrano dopo nove secoli, gli abbracci non si contano!”» «E in che lingua parlavate? –  Risposi: “Dopo nove secoli, è il cuore che parla… ed è inesprimibile!”».

 

Ancora, Buon Natale!