Rapporto con gli altri più maturo

Mi sono chiesto: «Che comunione vivo con questa gente? Posso sentirmi solamente diverso e quindi distaccato, separato?». Quando mi raccontano la loro vita, il loro amore della famiglia e dei poveri, la loro preghiera quotidiana. Quando ogni mattina vedo la mamma davanti a casa sua che mi indica al suo bambino perché mi saluti. Quando constato ogni giorno la loro stima per tanti che hanno lavorato qui, quando sento l’affetto della gente per le Piccole Sorelle ritenute le loro mamme. Quando con affetto osano chiedermi: «E tu, preghi?» e lo fanno perché la preghiera è il momento più bello della vita e lo dobbiamo vivere tutti e tutti vicini gli uni agli altri.

Charles de Foucauld in Marocco, militare e lontano dalla sua fede, si sentì interrogato dall’islam e scrisse: «L’islam ha prodotto in me un grande cambiamento. La vista di questa fede, di queste anime che vivono nella continua presenza di Dio, mi ha fatto intravedere qualche cosa di più grande, di più vero che le occupazioni mondane».

Il vescovo Pierre Claverie di Orano raccontava: «La mia educazione è avvenuta dentro l’amore esemplare della mia piccola e grande famiglia e dentro una tradizione religiosa ben fissa. Ma era anche come vivere dentro un recinto ben protetto e chiuso, dentro una bolla di sapone. Membro di una famiglia francese, avevo vissuto la mia infanzia in mezzo a un popolo di algerini musulmani, ignorando la loro cultura e la loro religione». Poi cambiò direzione sino a dare la vita.

Christian de Chergé, il priore del monastero di Tibhirine, ha trovato il fondamento dell’unica fede, dell’unica preghiera, dell’unico amore nell’uomo che ha salvato la sua vita, poi nell’uomo musulmano col quale ha passato una notte in preghiera, e con gli Alauyis che hanno chiesto di pregare insieme. Diceva: «È importante lasciarmi trasportare il più avanti possibile nella preghiera dell’altro se voglio essere un cristiano vicino a un musulmano. La mia vocazione è di unirmi a Cristo attraverso il quale sale ogni preghiera e che offre al Padre misteriosamente questa preghiera dell’islam come quella di ogni cuore giusto».

Anche per me sta avvenendo un’apertura.  Poco a poco, avviene un aprirmi, un interesse, l’appropriarmi di una realtà più vasta.

Le varie esperienze fatte, di missione e di azione nelle varie società, mi portano alla conoscenza di un’umanità più ricca, delle varie culture, delle religioni e di un Dio dai mille nomi, volti, esperienze, cammini.

Più resto qui, più mi sento interrogato e spinto a rendermi conto di ciò che ci unisce già, anche se resta velato, prudente, ma in attesa. Per trovare nella loro esistenza quanto mi unisce a loro mi sento chiamato anzitutto ad approfondire la mia spiritualità e a partire da quanto c’è già in me nel mio essere cristiano. Christian de Chergé diceva che lo Spirito gioca con le diversità: gioca, agisce, conduce…

La preghiera del cristiano è preghiera di Gesù e dello Spirito che la anima. Gesù presenta al Padre le preghiere dell’umanità e le preghiere che lo Spirito ispira nei credenti. Il cristiano continua a vivere in Gesù il servizio di essere l’intercessore per l’umanità. Questo mi chiede di impegnarmi a sentirmi unito a ogni  preghiera e a farla mia, a mettere la mia preghiera nella loro e la loro nella mia.

In più sono invitato a mantenere viva la contemplazione di quanto ci unisce. Come ogni uomo e ogni donna sono tali e diversi non per restare separati ma per vivere una comunione più intensa, così la diversità nelle culture e nelle religioni mostra la ricchezza dell’azione dello Spirito e sono fatte per un arricchimento comune. Si tratta di scoprirle, di conoscerle.

Il Concilio ha riacceso la spiritualità della comunione e della contemplazione. «Dobbiamo ritenere che in un modo che Dio sa, per lo Spirito Santo, ogni uomo è associato al mistero pasquale». (Gaudium et Spes 22,5)